Carissimi,
è davvero motivo di profonda letizia e gaudio interiore ritrovarci in questa splendida basilica così cara al popolo cristiano. La chiesa Ordinariato Militare e le chiese di Gorizia e di Potenza, con i loro pastori, fanno festa perché alcuni figli vengono ordinati diaconi.
L’anno liturgico, ormai verso il suo compimento, ci sospinge a pensare non alla fine ma al fine di tutte le cose. La breve parabola del fico, che si riveste di verde, proposta dal vangelo, annuncia una nuova stagione. Il credente sa leggere i tempi e stare dentro le stagioni di Dio. Il cuore desto è proteso verso il Signore che viene nell’oggi del tempo con il dono della sua misericordia. Gesù è vicino a ciascuno di noi. È alle porte. È tale la gioia della Chiesa, che nessuna persona e nessuna avversità gliela potrà togliere.
Il segreto della nostra vita, perciò, non è in noi, ma in lui. Qualcuno parla, qualcuno chiama. Questa è la grande sorpresa: una voce attraversa tutte le distanze, dalle nubi del cielo un «io» si rivolge a un «tu». Su di voi, Claudio, Giovanni, Marco, Pasquale, si è posato uno sguardo, un appello. La vostra forza è nella vocazione che ravviva lo spirito e tocca il vostro cuore. Seguire Cristo vuol dire imitarlo, assomigliare a lui, giocarsi la vita senza nulla temere.
Voi, carissimi giovani, siete nelle mani di Dio. Ripetetevi e ripetiamoci questa certezza. Affidiamoci a una tale rivelazione: siamo nelle mani del Signore. Occupatevi di lui; tocca a lui occuparsi di noi. Come passeri abbiamo il nido nelle sue mani. Come bambini ci aggrappiamo fortemente a quelle mani che non ci lasceranno cadere. Come crocifissi ripetiamo: «Nelle tue mani la mia vita». Mani sicure, oggi e nell’eternità, dove ognuno ha un posto nelle mani del Padre.
Le mani del Signore, attraverso le mie, saranno imposte sul vostro capo. Abbiate, allora, un interesse sempre nuovo per Gesù, perché è l’unico Signore da ricevere in ogni minuto, da ascoltare, servire e amare. Non si affievolisca, perciò, lo stupore nei vostri occhi, la gioia nell’animo, la trepidazione del passo, per testimoniarlo nella sua Chiesa.
Offrite la vostra vita in dono e sarete pacificatori. Dall’interno del mondo militare, infatti, siamo invitati a continuare il nostro servizio alla formazione delle coscienze, certi che la Parola di Dio, generosamente seminata e coraggiosamente accompagnata dal servizio della carità e della verità, produce frutto a suo tempo. Sentiamoci responsabili nel costruire «quell’ordine disegnato e voluto dall’amore di Dio, in cui le persone e i popoli possono svilupparsi integralmente e vedere riconosciuti i propri diritti fondamentali» (Benedetto XVI).
E qui voglio ricordare l’impegno davanti al Signore e alla Chiesa del celibato per sempre, che è per il regno dei cieli, per la gloria di Dio e il servizio dei fratelli. Esso presuppone il distacco affettivo da ogni bene che non sia il Signore; è purezza del cuore, sequela di Cristo nell’adesione piena alla sua volontà e nella povertà del non avere. Vi accompagni il nostro affetto, la fraterna vicinanza e la nostra assidua preghiera alla Vergine santa, Regina della pace.
Al servizio della pace
Omelia per la S. Messa in occasione delle Ordinazioni diaconali - Basilica San Giovanni in Laterano, 18 novembre 2006
18/11/2006