Gettare la propria vita nel Suo amore

Meditazione ai Cappellani militari - Assisi, 20 ottobre 2008

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Carissimi,

«Guardatevi e tenetevi lontani da ogni cupidigia, perché anche se uno è nell’abbondanza, la sua vita non dipende dai suoi beni». Protagonista della parabola ascoltata è un ricco che, per l’abbondante raccolto, decide di ammassarlo in nuovi e più grandi magazzini, assaporando il piacere di possedere molti beni e di avere a disposizione molti anni per goderli allegramente. Dio, però, lo scuote dalla sua stoltezza rendendolo consapevole che non è lui il padrone della vita e che, improvvisamente, sarà chiamato a riconsegnarla al Signore.

Sono chiare e terribili le parole di Gesù. L’invito a lasciare uanto si possiede non è tanto un problema di potere e denaro, ma di fede in colui che da ricco si è fatto povero fino ad assumere la condizione di servo. Eppure, dinanzi a Gesù che chiede di gettare la nostra vita nel suo amore, restiamo perplessi e sbigottiti. Anche per noi non è affatto facile essere poveri. Occorre scegliere di essere povero.

Pensiamo a quelle condizioni strutturali della nostra vita che ci allontanano non poco dalla situazione di tanti poveri di oggi: avere uno stipendio sicuro, disporre di un’abitazione, avvalersi di una sufficiente garanzia per il proprio domani. Sono dei dati di fatto.

Scegliamo di essere poveri, perché povero è stato Gesù, e poveri ha chiesto di essere a coloro che lo seguono. Il contesto odierno, purtroppo, non ci aiuta e rischiamo di ragionare come il ricco del vangelo, dicendo: «Anima mia, hai a disposizione molti beni per molti anni, riposati, mangia, bevi e divertiti» (Lc 12,19).

Teniamo un cuore vigile nella preghiera per saper discernere come essere discepoli poveri nel vissuto quotidiano, liberandoci, con la grazia di Dio, dall’affanno per i beni, le comodità, il superfluo, l’attaccamento alle cose e la pretesa di continue sicurezze o pretese. Il Signore conosce di cosa abbiamo bisogno e sollecita una vita di totale abbandono al suo amore.

Dio si prende cura di me; non voglio pertanto confidare nelle mie risorse e nell’accumulo di quanto possiedo o potrei possedere. È a motivo di una scelta di sequela di Gesù che desidero essere povero; l’essere povero, d’altro canto, incrementa nel cuore la tensione a farmi sempre più concretamente discepolo del vangelo.

È per un atto di fiducia in Dio, nella sua fedeltà alla promessa fatta, che abbiamo assunto con entusiasmo l’impegno del ministero presbiterale.

Continua, o Signore, nel mio cammino quotidiano a fissarmi negli occhi, perché diventi ricco del tuo amore e del premio eterno. Ricordami cha passa la mia vita come il fiore dell’erba e che la cupidigia è grande stoltezza. Dammi, Vergine Santa, Madre dei poveri, un cuore libero dall’attaccamento e dall’avidità dell’avere, per dedicarmi ed essere solo, esclusivamente, tutto del tuo Figlio.

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