Il dovere della memoria

Omelia per la S. Messa in suffragio delle vittime di Nassirya - Basilica Santa Maria degli Angeli, 12 novembre 2008

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Carissimi,

dei lebbrosi, di cui parla il vangelo oggi, non conosciamo né il volto né il nome. Una vita, la loro, che non si piega, ma si ferma a supplicare. Nulla vale quanto la vita di un uomo. Gesù insegna che dove c’è un uomo, lì c’è un’occasione di bene.

E noi? Certo non saremo capaci di fare miracoli, ma dobbiamo essere capaci di condividere il dolore, inventare gesti e parole di accoglienza e compassione.

È quanto hanno scelto di vivere i nostri cari, deceduti a Nassirya, ome operatori di pace, che credevano con serena fermezza di poter aiutare la popolazione locale a voltare pagina, nella prospettiva di una normale e serena quotidianità.

Celebriamo questa Santa Messa in loro suffragio, con animo profondamente commosso, ma anche con intatta fiducia in Dio e con intima gratitudine per i nostri soldati e carabinieri, il cui sacrificio è di esempio per tutti noi.

Una preghiera per i defunti, forse la più bella, invoca: «Ammettili a godere la luce del tuo volto». I verbi della fede (adorare, lodare) cedono ad un verbo umile e forte: “godere”. La ragione cede alla consolazione, la fede al godimento.

Nella nostra preghiera ci rivolgiamo a Dio Padre e gli affidiamo uno per uno i nostri militari defunti, le loro famiglie, tutti gli italiani che sono in altri Paesi per una nobile missione. Con loro affidiamo al Signore la nostra Patria, il rispetto per la vita umana, la pace nel mondo. La pace: è il grande tesoro che non dobbiamo lasciar strappare dalle nostre coscienze e dai nostri cuori, neppure da parte di terroristi, che vanno fronteggiati con il coraggio e la determinazione di cui siamo capaci; ma che non odieremo, anzi, non ci stancheremo di far loro capire che l’impegno dell’Italia, compreso il suo coinvolgimento militare, è orientato a promuovere una convivenza umana in cui ci siano libertà e diritto per ogni popolo, cultura e religione.

Il diritto e la libertà sono essenziali per evitare ricadute non rispettose dell’uomo. Un diritto, però, che si fondi su un alto senso della dignità e della giustizia. Salvaguardare la dignità dell’uomo non significa soltanto non ucciderlo o non torturarlo. Significa anche dare alla fame e sete di giustizia e libertà che è in lui la possibilità di essere saziate, impegnandoci, ciascuno secondo le proprie capacità, a raddoppiare gli sforzi per liberare la persona da ogni forma di esclusione ed emarginazione. Il ricordo del dramma di Nassirya, l’omaggio alle vittime esige il dovere della memoria, che scuota cuore e mente a portare la ragione a riconoscere il male e a rifiutarlo, suscitando in ciascuno il coraggio del bene e della resistenza contro il male.

Siamo qui non per odiare insieme, ma per insieme amare. L’insegnamento della memoria contribuirà a rendere sempre più umano l’uomo. Un uomo che possa essere di più e non solo avere di più, che impari non solo a vivere con gli altri, ma per gli altri, come i nostri amati militari caduti a Nassirya.

Mentre confermiamo e rinnoviamo il sincero proposito di essere degni della grande eredità che Soldati e Carabinieri ci hanno lasciato, eleviamo il nostro pensiero e il fervore del cuore alla Regina della pace, perché protegga la nostra diletta Patria, stimata e amata nel mondo, e custodisca le famiglie dei nostri cari defunti.

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