Per amore della Parola

Messaggio alla Chiesa Ordinariato in preparazione all'Avvento e al Natale - Roma, 30 novembre 2008

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Carissimi,

l’Avvento e il Natale sono momenti essenziali nella pedagogia della Chiesa, che accompagna il credente nel cammino di conformazione a Cristo. Lo fa mettendo tra le sue mani la Parola viva, che riempie di pace il cuore e illumina di verità il presente, interpellando la vita e interpretando gli avvenimenti quotidiani. Non c’è salvezza se non ci nutriamo delle Sacre Scritture, come recentemente ricordato dal Sinodo dei Vescovi, riunito sul tema La Parola di Dio nella vita della Chiesa, un evento dentro l’Anno Paolino, oggetto di riflessione nel convegno dei Cappellani militari su Annuncio del Vangelo e mondo militare.

Lo sappiamo già, ma è utile domandarsi: avvento di che cosa o di chi? Rischiamo, infatti, distratti dalle lusinghe del nostro tempo e dall’attesa di tanti altri avventi in cui si spera disperatamente qualcosa, di non riconoscere l’amore di Cristo ed essere raggiunti dalla grazia e sorpresi dalla Sua misericordia. Per il cristiano, l’Avvento non è il frutto di un processo psicologico, di una maturazione o evoluzione intellettuale e morale, ma l’esperienza dell’incontro con Cristo Gesù. Questo incontro è un reale rinnovamento che cambia tutta intera l’esistenza. Cristiani siamo soltanto se ci lasciamo incontrare da Cristo.

Così san Bernardo parla di sacramento di Avvento per indicare la presenza di Cristo nel mondo. Sacramento perché rivela una presenza nascosta, ma anche perché questa vicinanza del Signore,  che dell’Avvento oggi per noi ne fa un tempo di visitazione, è memoria del suo ingresso nella storia umana e notizia del suo ritorno glorioso.

«Mentre un profondo silenzio avvolgeva tutte le cose, e la notte era a metà del suo rapido corso, la tua parola onnipotente dal cielo, dal tuo trono regale, si lanciò…» (Sap 18,14). La più bella lode di Avvento è un canto di silenzio così puro, che coincide con la purezza di Dio, come un raggio di luce. E noi come cantiamo a Dio che viene? Con la santità; diventando sempre più partecipi dello splendore della santità di Dio. Per conoscere l’altezza e la profondità e la bellezza del silenzio non dobbiamo far altro che impegnarci nella santità, diventando sempre più somiglianti a Dio. Così l’Avvento si manifesta come dono da invocare: «Se tu squarciassi i cieli e scendessi!» (Is 63,20).

Esultanti di entusiasmo interiore apriamo il cuore alla voce potente e dolce di colui che viene e consola, interpella e dona speranza. Ma, oltre ad essere attesa, l’Avvento è anche cammino per l’uomo che si interroga, cerca e vigila pregando. L’orante è chi ascolta ed entra in comunione, rimanendo in adorazione alla presenza dell’altro, diventando dimora ospitale per conoscere sempre meglio la sua volontà. Colui che ascolta ama e nell’amore al silenzio si assimila, identificandosi sempre più, alla Parola. «Facciamo silenzio prima di ascoltare la Parola, perché i nostri pensieri sono già rivolti verso la Parola. Facciamo silenzio dopo l’ascolto della Parola, perché questa ci parla ancora, vive e dimora in noi. Facciamo silenzio la mattina presto, perché Dio deve avere la prima Parola, e facciamo silenzio prima di coricarci perché l’ultima Parola appartiene a Dio. Facciamo silenzio solo per amore della Parola» (Dietrich Bonhoeffer).

Amiamo la Parola e amiamo la Chiesa che ci permette di accedere a un tesoro di valore inestimabile. Non è facile riconoscere ed incontrare l’autentica felicità nel mondo in cui viviamo, in cui l’uomo è spesso ostaggio di correnti di pensiero, che lo conducono, pur credendosi libero, a perdersi negli errori o nelle illusioni di ideologie aberranti. Significativo l’invito di san Giacomo: «Siate di quelli che mettono in pratica la Parola e non soltanto ascoltatori, illudendo voi stessi; perché se uno ascolta la Parola e non la mette in pratica, costui somiglia a un uomo che guarda il proprio volto allo specchio: appena si è guardato, se ne va, e subito dimentica come era. Chi invece fissa lo sguardo sulla legge perfetta, la legge della libertà, e le resta fedele, non come un ascoltatore smemorato ma come uno che la mette in pratica, questi troverà la sua felicità nel praticarla» (Gc 1,22-25).

Cari figli e amici del mondo militare, nel tempo natalizio, vi sarà consegnata una copia dei vangeli. La sua lettura vi farà comprendere come le parole del Signore sono «più dolci del miele e di un favo stillante» (Sal 19,11). Troverete pace interiore, e tanta forza per affrontare quotidianamente le diverse situazioni dell’esistenza, anche quelle più pesanti e difficili.

Nell’affidarvi alla Vergine Santa, facciamo nostra la preghiera ispirata da alcune espressioni di sant’Agostino:

Celebriamo con gioia, o Maria,
il giorno in cui hai partorito il Salvatore:
tu, sposa, il creatore delle nozze;
tu, vergine, il principe dei vergini.

In te si è formato Colui che ti ha creato;
in te si è fatto carne il Verbo di Dio.
Il Verbo si è congiunto alla carne,
ed è il tuo grembo il talamo del grande connubio.

Hai fatto la volontà del Padre,
e l’hai fatta per intero.
Per questo sei santa,
per questo sei beata!
Ave, piena di grazia!

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