Carissimi,
«Giuseppe, figlio di Davide» dice l’Angelo nel vangelo di oggi «non aver paura di accogliere Maria tua sposa e di rimanere con lei. Quello che è accaduto in lei è realmente opera dello Spirito Santo: lo sai. E tu devi imporre il nome al bambino, il nome Gesù. Il tuo compito, Giuseppe, è quello di essere il padre legale davanti agli uomini... E sappi, Giuseppe, che anche tu hai trovato grazia agli occhi del Signore... Dio è con te...!» (cfr. Mt 1,20-21).
La vita di Giuseppe, come quella di ogni credente, è comprensibile solo se in lui c’è qualcosa di incomprensibile, un di più, un amore immeritato, Dio. Così Giuseppe dinanzi a Maria che si trovò incinta, è sorpreso dalla creatura che arriva a concepire l’inconcepibile, il proprio Creatore.
Noi ignoriamo e prendiamo poco sul serio Dio che diventa uomo, verità che quasi non conta più e tanto meno serve ad influenzare in bene la storia. Eppure se non riconosciamo che Dio si è fatto uomo non possiamo veramente festeggiare il Natale, con la sua gioia grande che si irradia oltre noi stessi. Dio si è fatto bambino, un bambino che ha bisogno di una madre e di un padre. Non è sentimentalismo; è la fede della Chiesa che proclama come Dio abbia voluto essere dipendente dall’amore soccorrevole dell’uomo.
Natale: la vita divina bussa alle porte del nostro mondo. Dio cerca asilo. Ma in me c’è posto per lui? Nel modo di pensare e di agire ci apriamo alla vita come un dono per gli altri con quella libertà fiduciosa che sa accogliere e ospitare? Cristo viene, ma lo sappiamo accogliere? Ciascuno può dire, deve dire: «È venuto per me» (cfr. Gal 2,20). Per me! Che nessuno pensi di celebrare bene il Natale senza sentirsi investito, quasi folgorato da questa sempre nuova scoperta: egli è venuto per me! Ciascuno deve dire e sentire in se stesso: «Io sono amato da Cristo. Non sono più io che vivo ma la vita di Cristo vive in me» (Gal 2,20).
Natale: Dio nasce. La sua parte la fa. Viene la vita vera. Questa non è in dubbio. Ma tu farai la tua parte? Cambierà qualcosa della tua vita? Mi chiederai: cosa? In questo Natale vorrei invitarti a non trasformare il consumismo in un idolo, un vizio che produce bisogni inesistenti e rende la storia volutamente effimera. Riconosci e controlla i desideri prima di scegliere; imponiti delle rinunce e dei limiti aperti ad una logica di solidarietà nella condivisione dei beni con i più poveri; non divenire schiavo della pubblicità commerciale o delle politiche delle carte di credito che portano all’indebitamento; sappi che quello che sprechi lo togli agli altri; non pensare che le persone care si conquistino con le cose superflue: ecco l’impegno perché Cristo nasca in te.
L’esperienza del consumo consuma, mentre donare la vita libera e permette di incontrare il Figlio di Dio. Un incontro che rende sempre più consapevoli di quanto il mondo occidentale ha come vessillo lo spreco, mentre c’è un’altra parte del mondo affamato, assetato, aggrappato agli scarti della nostra produzione. Natale diventa appello alla moderazione e alla sobrietà, a quella virtù della temperanza che è difesa preziosa della dignità umana e che mantiene nobili i pensieri e rinvigorisce la nostra volontà. Che cosa offriremo a te, o Cristo che ti sei mostrato sulla terra per noi come uomo? Ognuna delle tue creature ti porta la testimonianza del proprio ringraziamento: gli angeli, il loro canto; i cieli, la stella; i Magi, i loro doni; i pastori, il loro stupore; la terra, la grotta; il deserto, la mangiatoia. E noi cosa offriamo a te o Cristo? Una vergine, Maria, e un uomo giusto, Giuseppe, cioè l’amore della famiglia umana.
Uomo di questo secolo, adulto eppure tanto fragile nel pensiero e nella volontà, lasciati prendere per mano dal Bambino di Betlemme, non temere, fidati di lui.