Cari amici del Contingente Italiano,
ho sentito fortemente il desiderio di Pastore della Chiesa Ordinariato Militare di essere qui con voi, nella vigilia del Santo Natale, per esprimervi la mia paterna e riconoscente vicinanza. Tutta l’Italia vi è vicina, vi segue e vi sostiene, così come è accanto ai vostri colleghi impegnati in Libano, in Afghanistan e negli altri teatri balcanici.
Voglio innanzitutto ringraziarvi per l’impegno che dimostrate nel dare un futuro a questa martoriata terra del Kosovo, dove la presenza internazionale dei Militari è riuscita progressivamente ad interrompere una scia di sangue e di vendette. Qui nazionalismi feroci, fanatismo religioso, violenza contro le popolazioni sono stati circoscritti grazie all’intervento coordinato delle Nazioni Unite, della NATO, dell’Europa. Certo le sfide sono ancora tante e non tutto è stato risolto, ma voi state seminando il cammino della cultura democratica europea con uno stile di servizio a vantaggio dell’uomo meno fortunato che chiede o attende un aiuto concreto. Impegnarsi per realizzare infrastrutture, iniziative di solidarietà, lavorare per suscitare la speranza di un futuro sereno e dignitoso rafforza la pacificazione su solide basi di pluralismo e libertà. E voi condividete tale orientamento non solo perché Militari ma perché militari che hanno incontrato Cristo e desiderano testimoniarlo con entusiasmo nella loro vita per contribuire a sviluppare una civiltà dell’amore. È la strategia dell’amore indicata dal vangelo che apre i cuori, avvicina il volto della sofferenza per non lasciar morire, non lasciare nessuno nudo, affamato, ammalato.
Continuate a dare il meglio di voi, anzi donate voi stessi nell’opera di ricostruzione, di controllo dell’ordine pubblico e di sostegno al dialogo, consapevoli che chi non ama non protegge, non difende e non accresce la vita.
I seguaci di Cristo sono chiamati a offrire quel servizio di amore a tutti i loro fratelli e sorelle senza distinzione: solo così le tensioni potranno finalmente essere sepolte. Se scegliamo di vivere la coerenza delle nostre radici cristiane, scopriamo il coraggio di perdonare e di accogliere il perdono altrui, di essere riconciliati con i nostri vicini e di edificare insieme, in Patria e nel mondo, una civiltà dell’amore in cui tutti siano accolti, rispettati e amati.