La Speranza è venuta ad abitare nel mondo

Omelia per la S. Messa in occasione della Visita pastorale in Libano - Gjakova, 23 dicembre 2008

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Carissimi,

è possibile aprire il futuro e generare cose belle e nuove. Da dove cominciare per superare difficoltà e problemi? Non da una cattiva ma da una buona notizia. La bella notizia è Gesù. Luca ci parla di Giovanni, il precursore, che ha preparato la venuta di Gesù.

Anche per noi, la Buona Notizia viene attraverso le persone e gli eventi che ci indicano il cammino che porta a Gesù. Nella mia vita chi mi ha indicato il cammino verso Gesù? Ho aiutato qualcuno a scoprire il vangelo? Sono stato mai precursore per qualcuno?

La gente sperava che il messaggero, annunciato da Malachia, venisse a preparare il cammino del Signore (cfr. Mal 3,1). Da secoli lontani arriva la voce dei profeti che parlano dell’arrivo di Dio nella storia. Giovanni Battista concretizza al presente la venuta del Signore. Egli viene anche stamane nelle prove e nelle difficoltà della nostra vita.

Davvero la mano del Signore accompagnava il Battista, un uomo che non si lasciava né condizionare né intimorire, ma in tutto aderiva alla volontà divina.

Dio è fedele, perciò è vicino, è qui, vuole cambiare la nostra vita, vuole salvarci. L’unica condizione che il Battista richiede è non giocare con noi stessi e con Dio, non nascondere il male che è in noi, ma consegnare a lui quello che siamo per poter davvero cambiare mentalità e vita. Dio riparte da chi è disposto a cambiare ancora, da chi fa della propria esistenza un dono di cui essere custode e mai traditore.

La vita è nelle nostre mani e nelle nostre scelte, prendiamoci la responsabilità del vivere. Ciò che voi in maniera generosa e appassionata testimoniate in questa terra lontana dalle vostre famiglie.

Prova a rischiare la tua vita; usala, giocala, insegui un sogno, persegui un ideale, credi a qualcosa di grande. Rischiare vuol dire trascendersi, andare oltre se stessi, non accettare di essere solo questo, credere che si è di più. Convertirsi vuol dire rischiare: lascio qualcosa e vado verso qualcosa di nuovo, che non so, non conosco.

Vivere è generare nuove possibilità, è diventare più forti, diversi, nuovi: è nascere ogni giorno. Rischiare vuol dire affrontare i problemi; mettersi in discussione e vedere i punti di vista dell’altro; prendere l’iniziativa noi invece di aspettare che lo facciano gli altri; correre il pericolo di essere esposti al ridicolo, di essere rifiutati o esclusi; credere a qualcosa anche se nessuno ci crede; è provarci; è andare con fiducia verso l’ignoto del nostro inconscio, andare con fiducia verso l’Eterno.

In questa regione che fa da cerniera tra Oriente e Occidente, il dialogo non è tanto fra le religioni quanto fra credenti che condividono le gioie e le prove quotidiane, in vista del benessere degli uni e degli altri. Penso alla collaborazione con credenti di religioni differenti per sostenere chi vive in solitudine, malattia o povertà, specie in conseguenza di grandi conflitti. Il dialogo, qui soprattutto, ha una urgenza sociale e una valenza etica e morale. Ogni religione non è una categoria astratta, è fatta di persone che hanno speranze e sofferenze, che vivono anche nel cuore delle nostre città, che desiderano integrarsi, anch’esse protagoniste di un’Europa che ritorni alle sue radici cristiane, aperte agli altri continenti. La celebrazione del Natale viene ogni anno a ricordarci che, quando Dio si è fatto piccolo bambino, la Speranza è venuta ad abitare nel mondo, nel cuore della famiglia umana. Questa certezza diventa oggi preghiera: che Dio apra il cuore di quanti governano la famiglia dei popoli alla Speranza che mai delude. Animato da tali sentimenti, rivolgo a ciascuno di voi i miei migliori auguri, affinché anche voi siate illuminati da quella Pace che ci viene dal Bambino di Betlemme.

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