La Pace, frutto della carità

Omelia per la S. Messa della Giornata della Pace - Chiesa Santa Caterina da Siena a Magnanapoli, 11 gennaio 2009

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Cari amici,


a ciascuno rivolgo i migliori auguri per l’anno appena iniziato. In comunione con il Santo Padre desidero riflettere con voi sulla Giornata mondiale della Pace, che – come sapete – quest’anno ha per tema: Combattere la povertà, costruire la pace. Combattere la povertà. Non pensiamo subito alle dimensioni della miseria in cui versa la maggior parte dell’umanità, anche a causa della crescente crisi economica mondiale, perché la povertà dice riferimento a Cristo che l’ha scelta nella sua venuta in mezzo a noi, diventando falegname a Nazareth, sperimentando itineranza e insicurezza fino alla morte in croce. L’esercizio della povertà e la situazione di vita del povero è il mistero intimo e personale del Signore Gesù. Più che questione sociologica, economica, morale e filosofica, la povertà è un rapporto di sequela e testimonianza. Con la tua povertà riveli chi è Gesù, modello e misura della solidarietà, sul cui cuore va normata la carità evangelica. Non si tratta, certo, di amare la povertà, ma i fratelli e le sorelle che sono nella povertà. Occorre costruire quell’uguaglianza, che non è uguale ripartizione dei beni, ma un contributo volontario che assicuri a ciascuno ciò di cui ha bisogno. A riguardo, san Paolo spiega: «Non si tratta di mettere in difficoltà voi per sollevare gli altri, ma che vi sia uguaglianza» (2Cor 8,13). È in vista di tale uguaglianza che i cristiani di Corinto – continua l’Apostolo – devono dare il loro superfluo e non ciò che è loro necessario. Non si vuole affatto una generosità che ponga in ristrettezza e renda infelici, bensì semplicemente che ciascuno sappia privarsi di ciò di cui si possa. L’uguaglianza desiderabile è quella in cui ciascuno ha il necessario e in cui nessuno è nel bisogno. La Chiesa, famiglia dei figli di Dio nata nel Battesimo, non può che scegliere di essere povera e fiduciosa nella Provvidenza (cfr. 1Cor 10,33), ma con passione deve impegnarsi nel combattere la povertà che opprime tanti uomini e donne e minaccia la pace. Vi sono ancora troppi credenti alle finestre delle loro case e troppe palpebre abbassate su sguardi che non sanno più sopportare il peso dell’ingiustizia. È indispensabile, allora, un soprassalto di fedeltà al proprio Battesimo che comporta scelte di sobrietà e gesti di concreta solidarietà verso i bisognosi, carne palpitante di Cristo Gesù: «Quello che avete fatto a uno dei più piccoli l’avete fatto a me» (Mt 25,31-46). Seguire Cristo è combattere la povertà iniqua: ecco la via del dialogo tra popoli, culture e religioni, che non permetterà di convivere serenamente in una civiltà dove sta ritornando l’istinto di potere e di violenza che credevamo di aver soppresso a forza di dolce indifferenza, scegliendo i nostri piaceri prudenti o le nostre astensioni tollerabili. «La pace, la vera pace, è cosa piuttosto di carità che di giustizia; perché alla giustizia spetta solo di muovere gli impedimenti della pace: l’offesa e il danno; ma la pace stessa è atto proprio e specifico di carità» (Pio XI, Ubi Arcano Dei). Lo sanno bene i nostri amati Militari attenti alla dignità dell’uomo, sia pur straniero o nemico, per quella parte di verità e di umanità che portano in sé. La pace è una condizione forte che esige il massimo della privazione, dello sforzo e del rischio per mantenere l’eroismo della propria vocazione cristiana. Mi riferisco alle missioni all’estero, preziose occasioni di crescita umana e spirituale nel bene comune. I nostri soldati, che sono anche dei battezzati, con i loro gesti di concreto aiuto e instancabile assistenza, rendono viva la famiglia umana, chiamata a tutelare i diritti di ogni uomo e di tutto l’uomo. L’impegno delle nostre Forze Armate è anche un servizio all’uomo in vista di una società più equa e saggia; il che rende più credibile anche l’autorevolezza e la ricchezza umana e cristiana del nostro Paese. Se questo è vero per quanto viene fatto dalle Forze Armate nei diversi teatri operativi, non possiamo non considerare la ricaduta positiva e propositiva di pace che le missioni assumono in Italia, dove i nostri Militari ritornano con un forte impegno di solidarietà. È l’Italia che si arricchisce di quello che popoli di altre culture offrono, anche se in situazioni di povertà e sofferenza. Le missioni diventano come una scuola di carità dove si impara ad amare amando. Viene a crearsi, così, un canale di educazione alla pace che attraversa le nazioni. Coloro che tornano dalle missioni umanitarie, infatti, ossigenano di gratuità i loro ambienti di vita e, impostando il quotidiano in maniera più generosa ed attenta ai bisogni altrui, aprono i cuori delle loro famiglie ad uno stile di sobrietà che apre il cuore e le braccia al mondo. Si riduce in tal modo il dislivello tra chi spreca il superfluo e chi manca persino del necessario. Le missioni, in realtà, nell’animo hanno un inizio e mai un termine, perché si prolungano in Italia attraverso gesti concreti che vanno dall’accoglienza presso le abitazioni dei Militari di bambini all’adozione a distanza di famiglie; alla creazione di iniziative per il sostegno di fasce deboli della popolazione all’assistenza sanitaria di malati curati presso strutture o famiglie in Italia. Di qui l’impegno della Chiesa Ordinariato Militare che attraverso la generosa sensibilità dei Cappellani motiva e sostiene progetti di carità a vantaggio dei più deboli. Gli sforzi dei nostri militari unitamente a quelli dei Cappellani contro la povertà stanno seminando una mentalità di un futuro più sereno e rappacificato nel mondo.

Alla Vergine Santa rivolgiamo fiduciosi la nostra preghiera, perché ci aiuti a seguire le orme di Cristo, a combattere e vincere la povertà, a costruire la vera pace. Chiediamo a Maria di accompagnarci e ottenerci da Dio il dono della pace particolarmente per le popolazioni israeliana e palestinese, ancora una volta messe a repentaglio dalla violenza scoppiata nella striscia di Gaza. A tutti ancora la mia riconoscenza accompagnata da una particolare benedizione per le vostre famiglie

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