Se vuoi puoi guarirmi

Meditazione al Consiglio presbiterale - Ordinariato militare, 15 gennaio 2009

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Il lebbroso non solo è un malato, ma un estraneo che deve essere abbandonato alla sua solitudine. Il libro del Levitico ricorda che il lebbroso starà solo, fuori dell’accampamento (cfr. Lv 13,46). Ma l’uomo del vangelo di oggi non si allontana come vuole la legge, si avvicina a Gesù. E Gesù, invece di allontanarsi come vogliono la legge e l’istinto, gli va incontro, perché nulla vale quanto la vita di un uomo. Gesù è l’unico che si lascia avvicinare senza indietreggiare o cambiare strada. Egli ascolta la sua preghiera e stende la mano per toccarlo, non temendo di entrare a far parte personalmente della categoria degli impuri. «Se vuoi, puoi guarirmi» (Mc 1,40). «Se vuoi» segna subito il contrario delle nostre preghiere dove invece di interessarci di ciò che Dio vorrebbe, ci preoccupiamo di quello che noi vogliamo. «Se vuoi…» il lebbroso rinuncia al proprio volere e si fida solamente del volere e del potere di Gesù. Ormai la preghiera del lebbroso annuncia un’altra preghiera alla quale essa si unisce, una preghiera altrettanto disperata che un giorno ascolteremo sulle labbra di Gesù in persona: «Non ciò che io voglio, ma ciò che vuoi tu» (Mc 14,36). Ora, a partire da quest’altra preghiera, il cuore paterno di Dio darà inizio alla grande meraviglia della salvezza, che sarà la Pasqua di Gesù, la nostra Pasqua e la nostra guarigione definitiva. Cosa vuoi davvero per me? Vuoi guarirmi? E Gesù: «Lo voglio, guarisci» (Mc 1,41). Anche per noi è questo voglio di Dio che ci guarisce. Dio è guarigione. Non conosco i modi e i tempi, ma sono certo della sua compassione, della sua misericordia, della mia partecipazione alla sua volontà. Una parabola del Talmud dice che quando un uomo viene alla luce, sulla sua fronte si accende una stella, come una scintilla del grande braciere della vita. E, quando due uomini si incontrano, le loro stelle si fondono e la loro luce si ravviva. Ma se per troppo tempo un uomo non incontra l’altro, la sua stella si spegne e muore. Il lebbroso moriva, solo, fuori dell’accampamento. Moriva nella carne per troppa solitudine, la sua stella moriva per mancanza di incontri. La compassione, il gesto, la parola. Non solo la parola, ma anche il gesto. Noi siamo specialisti della parola. La parola non costa, non contamina, la parola gratifica. Il gesto ha prezzi più alti: la compassione, il costo della passione, la passione per l’altro. Che questo nostro incontro, al di là delle nostre fragilità, povertà, malattie e solitudini, diventi un provvidenziale appuntamento di condivisione e di reciproca partecipazione alla compassione e benevolenza del Signore, nostro Dio.

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