Carissimi Cappellani,
ci troviamo all’inizio dell’Avvento, tempo nel quale ci prepariamo a celebrare l’Avvento di Dio nel Figlio suo.
L’attesa di Gesù non è un semplice sentimento umano, ma è la dimensione paziente e fiduciosa della nostra fede, radicata nell’incarnazione del Verbo. Gioiosi per la prima venuta siamo protesi alla visione della seconda con quell’attesa che situa l’uomo nella esperienza della inquietudine dell’amore.
Aspettiamo, infatti, l’amato del cuore, vivendo la sofferenza di non godere subito la gioia della vicinanza della persona amata e gridiamo unanimemente: «Vieni... vieni presto, Signore Gesù!».
È il grido della comunità orante sollecita nell’invocazione e consapevole di non poter essere delusa: «Ritorna per amore della tua eredità!» (Is 63,17).
Avvento: attesa trepidante
La preghiera fervorosa tende ad affrettare la venuta e ad evitare che la nostra impreparazione possa portare ritardi. L’attesa si colora di desiderio perché è forte e avvolgente la nostalgia di Cristo, unico Signore del nostro cammino di vita.
L’Avvento è il tempo del desiderio, della trepidazione di fronte alla promessa (cfr. 2Pt 3,13) del padrone di casa che ritornerà (cfr. Mc 13,35). Ma desiderio e trepidazione si armonizzano perché la venuta non è determinata dalla nostra attesa, bensì dalla sua meravigliosa benevolenza. Non possiamo tuttavia rallentare i preparativi (Mc 1,3: «Preparate la strada... raddrizzate i sentieri»), rinunciare allo stupore del nuovo arrivo, sottovalutare la novità che la venuta offrirà alla nostra storia.
L’Avvento è sempre liberante da sfiducia, da limitanti e riduttivi appiattimenti ed è spinta verso il futuro di civiltà dell’amore nell’Amore. La Parola che non passa mai ci assicura che, se necessita sperare, è doveroso per il credente contagiare ogni attimo con operosa carità. Trasformiamo, perciò, la nostra vita cristiana in tempo di Avvento, preparandoci ad incontrarlo nella quotidianità per saziare il trepidante desiderio dell’attesa.
Avvento: attesa gioiosa
L’attesa del Salvatore colora di gioia indescrivibile il cuore e contagia di esultanza e lode. È gioia del Signore che, come in un giorno di festa, fascia le piaghe dei cuori spezzati e promulga la sua misericordia (cfr. Is 61,1-2) ed è gioia nel Signore, unico motivo della nostra pace (cfr. 1Ts 5,24).
Gioire è dipendere dall’azione di Dio, è disponibilità alla sua iniziativa di amore, è accogliere colui che è in mezzo a noi e che noi non conosciamo (cfr. Gv 1,26). Chi gioisce è sempre aperto al dono. E così le piccole soddisfazioni umane sono semi che dispongono all’esultanza umile e semplice del Magnificat, canto di serenità, per chi ha scoperto anche la sofferenza come beatitudine.
La gioia racchiude e comprende anche la sofferenza, momento nodale dello stesso mistero. Rallegriamoci, dunque, nel Signore, perché è vicino a quelli che lo invocano (cfr. Lc 1,50) e saremo «beati» nella generosità, nel coraggio, nel dialogo. C’è più gioia nel dare che nel ricevere (cfr. At 20,35).
Non possiamo solo smarrirci, turbarci, affaticarci nelle preoccupazioni, senza esultare per i molteplici segni del Signore che viene.
Avvento: la Madre del Redentore
Nell’attesa del parto della Vergine, la Parola ci invita a riflettere sull’obbedienza di Cristo, corpo dato per compiere la volontà del Padre. Nel grembo benedetto della Madre prende forma corporea l’obbedienza del Figlio. Dall’«Eccomi» della Madre (cfr. Lc 1,38) si sprigiona nella nostra storia l’«Ecco io vengo» (cfr. Eb 10,7). In Cristo, che imparò l’obbedienza dalla sofferenza, nella totalità e unicità della sua offerta, ha origine la meravigliosa storia della salvezza.
E Maria, credendo pienamente nell’adempimento delle parole del Signore (cfr. Lc 1,38), si nutre all’obbedienza del Figlio e diventa, pur nella durezza della prova (cfr. Lc 1,34; 2,48-50), serva del volere divino.
In questo atteggiamento interiore c’è la migliore preparazione del Natale. L’attesa di Gesù nella storia si concretizza nella disponibilità ad aprirci alla volontà divina attraverso i gesti semplici del quotidiano. Un sorriso che costa, una telefonata, un impegno a cui non ci sottraiamo: sono piccoli gesti, che uniti, nella esemplarità di Maria, all’obbedienza di Gesù, diventano prezioso momento di grazia e tempo della visita divina (cfr. Rm 16,26).
La venuta del Salvatore richiama, infatti, l’invito materno di Maria: «Fate quello che vi dirà» (Gv 2,5). Così la tua, la mia, la nostra obbedienza completerà quanto manca all’obbedienza della Chiesa, casa fatta dal Signore (cfr. 2Sam 7,11), rivestita della insostituibile vocazione di generare la pace di Cristo, fino agli estremi confini della terra.
Ci guidi Maria Santissima, Vergine fedele, a trasformare il tempo di Avvento in cammino di autentica santificazione.
Vieni presto, Signore Gesù
Lettera ai Cappellani militari per l'Avvento - Roma, 30 novembre 2006
30/11/2006