Carissimi,
lodo con voi il Signore per la bella Chiesa di Taranto, ricca di santi, e per l’amatissimo Pastore, sua eccellenza mons. Benigno Papa, a cui mi lega una riconoscente amicizia. A lui, unitamente al reverendo padre Antonino Nisi e alla comunità francescana, il mio saluto e quello delle Forze Armate presenti sul territorio.
Il nostro Egidio fa parte dell’immenso coro dei santi che nella loro esistenza terrena sono stati alla scuola di Cristo, il più piccolo tra i piccoli, che si rivolgeva al Padre: «Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli» (Mt 11,25). Sì, il nostro frate è stato un piccolo, un minore, un indotto, che, in compagnia di Maria, ha imparato la sapienza della Croce, vivendo, nella penitenza l’amore a Dio e ai fratelli. E il popolo, sensibile agli autentici valori cristiani, vide in quest’umile fraticello quasi la riapparizione di san Francesco che predicava con l’esempio. Prima come portinaio del convento di San Pasquale a Napoli, poi, come questuante, Egidio fece sentire a tutti, con il linguaggio dei semplici, la presenza di Dio.
Esercitò, infatti, questi due umili compiti, affidati dai superiori, come via per l’annuncio del vangelo ai diversi ceti sociali, chinandosi su tutte le povertà dell’uomo non con sublimità di parola e di sapienza ma confidando sulla testimonianza dello Spirito e della sua potenza.
Di giorno, nel suo dimorare accanto alla gente soleva ripetere: «Amate Dio. Amate Dio!»; durante la notte, nel silenzio ascoltava i palpiti del cuore di Dio, affidando al Signore le sofferenze e le miserie che incontrava nel suo stare in mezzo al popolo.
Di fronte agli sconvolgimenti socio-politici della seconda metà del secolo XVIII e dei primi anni del secolo XIX, quest’umile e semplice religioso seminò pace e consolazione, in una società delusa e senza speranza. E il Signore confermò la sua fede mediante segni straordinari per la conversione dei cuori.
Accogliamo, carissimi, il messaggio di santità che ci viene da frate Egidio, santo che si fece tutto a tutti. Egli, come buon samaritano, continua a passare tra noi guarendo e facendo del bene, tutti invitando ad amare Dio, sorgente e forza della nostra gioia.
L’odierna celebrazione, perciò, segni un risveglio di santità e divenga un evento di grazia per tutti noi, particolarmente per coloro che si ispirano all’ideale del Poverello di Assisi.
Mentre invoco la protezione di Santa Maria del Pozzo, specialmente sulle famiglie più bisognose, tutti benedico nel nome del Signore.