La tradizione come consegna del Dio vivente

Lectio biblica per i militari di Roma - Chiesa di Santa Caterina da Siena a Magnanapoli, 10 febbraio 2009

Luogo:

Predicatore:

Signore, stai con me e inizierò a risplendere come tu risplendi, a risplendere sino ad essere luce per gli altri. Insegnami ad annunciare la Parola che Tu sei e che Tu abiti, non con la presunzione delle mie parole, ma con l’esempio di una forza interiore, il Tuo Santo Spirito e con la chiara pienezza dell’amore che il mio cuore nutre per Te.

Introduzione al brano

Il brano della liturgia di oggi presenta la polemica di Gesù con i farisei. Si parte da una constatazione: i farisei accusano i discepoli per non rispettare la tradizione degli antichi. Un pretesto per colpire la persona di Gesù.

Nel mondo giudaico si praticava un rituale per noi alquanto incomprensibile: l’uso di lavarsi le mani prima di mettersi a tavola. Un gesto che non rappresentava tanto una elementare norma di igiene, quanto la conseguenza del concetto di purità rituale che tanto posto aveva anche nell’Antico Testamento. Ciò che era importante più del lavarsi era arrivare sino al gomito, per due volte, in un recipiente che non doveva essere un coccio né un coperchio. Non era nemmeno lecito lavare le mani ad un altro. Di qui l’accusa ai discepoli che prendono cibo con mani immonde.

La risposta di Gesù porta l’attenzione sul senso della volontà di Dio da non trasgredire mai per rispettare la tradizione. Gesù denuncia, così, quel velo di perbenismo farisaico, si mette dalla parte della Parola di Dio e denuncia la scollatura tra preghiera e vita, tra Parola e cuore.

A Dio si deve andare con la ricchezza del proprio essere, intelligenza, volontà, pensieri, azioni e sentimenti. Al contrario mentre i farisei adottano una morale che fa perno su precetti stabiliti da uomini e non sulla disposizione fondamentale: quella di avere come norma suprema della moralità la volontà di Dio.

Va anche detto che i farisei non solo antepongono precetti umani alla legge divina, ma la annullano in radice. L’esempio di Gesù è calzante. Il comandamento di Mosè «Onora il padre e la madre» viene annullato dal giuramento detto Korban (offerta fatta a Dio), cioè fare un voto a Dio, lasciare qualcosa al tempio, sottraendolo ai genitori che sono nel bisogno. Un uso, cioè, improprio di qualcosa che dovrebbe servire per portare aiuto. Tale dottrina comportava un duplice peccato: ingiustizia verso il prossimo e offesa a Dio il cui nome serviva a dare un apparente forma religiosa ad una condotta immorale.

Gesù critica l’incoerenza dei farisei e cita il profeta Isaia: «Questo popolo si avvicina a me solo con la bocca e mi onora con le labbra, mentre il suo cuore è lontano da me» (Is 29,13). Insistendo nelle norme di purezza, i farisei svuotavano del contenuto i comandamenti della legge di Dio. Un esempio concreto riguarda il quarto comandamento: la persona che offre al tempio i suoi beni, non può usare questi beni per aiutare i più bisognosi. Così, in nome della tradizione si svuota del contenuto il quarto comandamento che dice di amare il padre e la madre. I farisei, allora, sembrano molto osservanti, ma lo sono solamente esteriormente, perché  nel loro cuore rimangono lontani da Dio.

Al tempo di Gesù, la gente, nella sua saggezza, non era d’accordo con tutto ciò che si insegnava e sperava che, un giorno, il Messia venisse ad indicare una nuova speranza, radicata sull’amore.

Ecco l’intenzione del brano che ora ascolteremo: annunciare un ordine nuovo, nel solco della Parola di Dio, e prendere consapevolezza che le tradizioni degli antichi, tradizioni umane, sono incapaci di purificare realmente le persone.

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