Cari amici del Contingente italiano,
ho sentito fortemente il dovere di pastore della Chiesa Ordinariato Militare di essere qui con voi, nella imminenza della Pasqua, per esprimervi la mia paterna e riconoscente vicinanza. Tutta l’Italia vi è vicina, vi segue e vi sostiene, così come è accanto ai vostri colleghi impegnati in Kosovo, in Afghanistan e negli altri teatri balcanici.
Esprimo il mio personale apprezzamento per quanto state facendo qui in Libano, nel difficile compito di prevenire le ostilità in questa terra martoriata, sulle rive di un mare che racchiude la genesi della storia dell’Europa.
Non dobbiamo scoraggiarci: il futuro va costruito con impegno etico e continuità di presenza, senza interrompere gli sforzi volti a spezzare le barriere dell’incomprensione.
Il Libano, grazie anche a voi, non è più luogo di violenze; a vita delle comunità locali è ripresa con rinnovata fiducia, sorretta anche dal sostegno dato dalla missione internazionale alle attività amministrative ed alla ricostruzione delle infrastrutture.
La collaborazione allo sviluppo – nella più ampia accezione – diviene, allora, parte integrante delle missioni di pace, ne rafforza le motivazioni, ne amplia il consenso e contribuisce a riannodare il filo della tregua, per irrobustirlo e trasformarlo in una pace stabile che restituisca in questa regione la speranza in un futuro di ricostruzione, di benessere, di progresso civile. L’Italia da sempre è legata alle vicende delle altre sponde del Mediterraneo e dalla geografia che fa del nostro Paese una frontiera avanzata dell’Europa. La storia del Libano, gli uomini, il commercio e la cultura hanno plasmato tra il Libano e l’Italia una comunione di destino e di interesse. Perciò, il nostro impegno costante al fianco dello Stato libanese non è mai venuto meno e si è addirittura rafforzato in questi ultimi anni.
La democrazia deve essere preservata e noi insistiamo sulla necessità di una affermazione piena e completa del controllo dello Stato libanese sul suo territorio e sulle sue frontiere.
In questa terra state seminando il cammino della cultura democratica con uno stile di servizio a vantaggio dell’uomo meno fortunato che chiede o attende un aiuto concreto. Impegnarsi per realizzare infrastrutture, iniziative di solidarietà, lavorare per suscitare la speranza di un futuro sereno e dignitoso rafforza la pacificazione su solide basi di pluralismo e libertà. E voi condividete tale orientamento non solo perché militari ma perché militari che hanno incontrato Cristo e desiderano testimoniarlo con entusiasmo nella loro vita per contribuire a sviluppare una civiltà dell’amore. È la strategia dell’amore indicata dal Vangelo che apre i cuori, avvicina il volto della sofferenza per non lasciar morire, non lasciare nessuno nudo, affamato, ammalato.
Continuate a dare il meglio di voi, anzi donate voi stessi nell’opera di ricostruzione, di controllo dell’ordine pubblico e di sostegno al dialogo, consapevoli che chi non ama non protegge, non difende e non accresce la vita.
Scopriamo il coraggio di perdonare e di accogliere il perdono altrui, di essere riconciliati con i nostri vicini e di edificare insieme, in Patria e nel mondo, una civiltà dell’amore in cui tutti siano accolti, rispettati e amati.
Vi rinnovo la vicinanza della Chiesa e il plauso per il coraggio, la professionalità, il senso di umanità e l’indispensabile testimonianza evangelica sempre dimostrata in ogni occasione. Continuate a svolgere il vostro servizio con serenità e con la certezza di vivere un compito di grande importanza per tutta l’umanità.