Vogliamo vedere Gesù

Omelia per la S. Messa in occasione della Visita pastorale in Libano - Shama, 29 marzo 2009

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Carissimi,

il brano del vangelo, ora ascoltato, racconta che Gesù ha fatto il suo ingresso a Gerusalemme accolto da una folla che era venuta per la festa. Proprio in quei giorni sono nella città santa per il culto pasquale anche dei greci, forse proseliti o simpatizzanti, che chiedono a Filippo di vedere Gesù. L’episodio è davvero singolare anche se, a prima vista, può sembrare uno dei tanti, che testimonia solo la curiosità di vedere o conoscere un personaggio famoso. Era già capitato a Gesù il caso di Zaccheo che cercava di vederlo e fu costretto a salire su un albero (cfr. Lc 19,3-4). Ora i greci si rivolgono a Filippo per essere agevolati. Ma non si tratta di semplice curiosità; in essi c’è il presentimento che da lui avrebbero ricevuto risposta alle loro domande più profonde. «Vogliamo vedere Gesù» (Gv 12,21): è questo il desiderio che dimora nel cuore di ogni uomo; ne sia o non ne sia consapevole; sappia o non sappia esprimerlo. L’uomo vuole vedere Gesù perché è già stato guardato e desiderato da Dio stesso. «Sei tu che hai formato i miei reni e mi hai tessuto nel grembo di mia madre» (Sal 139,13): dice chi ha scoperto la verità più profonda di se stesso. Ma nella vicenda di quei greci, vera metafora della vicenda di ogni uomo, accade qualcosa di imprevisto. In un certo senso, il compimento del loro desiderio non avviene immediatamente. Dio non può ancora farsi vedere dall’uomo perché non è ancora accaduto quell’evento, nel quale solamente Dio avrebbe mostrato il suo vero volto. «In verità, in verità vi dico: – risponde Gesù a Filippo – se il chicco di frumento caduto in terra non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto… quando sarò elevato da terra, attirerò tutti a me» (Gv 12,24.32). E se a Nicodemo Gesù aveva proposto l’immagine del serpente innalzato nel deserto, ai greci risponde proponendo l’immagine del chicco di grano che porta molto frutto perché muore sotto terra. Così Gesù annuncia il mistero della sua morte, si paragona al chicco di grano e quasi invita, chi vuol vedere lui, a vedere il chicco di grano che marcisce e muore per portare molto frutto. Il vero volto di Dio è il Cristo che, elevato da terra, attira tutti a sé. Il cammino dell’uomo o è un itinerario verso la visione dell’amore di Dio che prende carne e sangue in Cristo Crocifisso o diventa un itinerario verso la distruzione della propria umanità. È nel fianco ferito di Cristo che può essere visto ed incontrato il Mistero di Dio; è partendo da questa visione e da questo incontro che possiamo sapere che cosa significa vivere, perché scopriamo la verità dell’amore.

Carissimi Militari, termino rivolgendomi a voi che siete la gioia più grande e la preoccupazione più intensa del mio servizio episcopale. Vedete quale stupenda persona è Cristo! Non distogliamo mai lo sguardo dal Crocifisso e gusteremo sempre più la grandezza della nostra dignità e libertà. È da questo che assieme impareremo a vivere perché impareremo ad amare. Il Signore ci sta vicino dando alla nostra esistenza dimensioni di eternità, sublimandola in pienezza, spingendoci al rinnovamento morale, spirituale e sociale della vita terrena.

Siamo certi che nello snodarsi delle grandi e piccole vicende quotidiane il Risorto è con noi, ha vinto per noi le potenze del male, del peccato, della banalità, della noia e della morte. Per lui e con lui siamo in grado di vincere il male con il bene, di trarre dal male il bene più grande. Ecco la forza e la novità della nostra Pasqua, la lieta notizia della vittoria dell’amore sulla morte. Solo una vita donata vince la morte. Una vita trattenuta egoisticamente va incontro a una seconda morte. Come chicchi di grano lasciamoci seminare da Gesù dove vuole. Lasciamoci riempire da lui per spargere il suo vangelo anche in questa amata terra, bisognosa di presenze cristiane, disposte a donarsi con amore disinteressato, fatto di dolcezza, rispetto, coscienza retta, con un vero atteggiamento di servizio gratuito e generoso.

Alla Vergine Santa, Signora del Libano, affidiamo questo Paese benedetto dall’Altissimo, ricco di spiritualità e di pace.

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