Il Signore è il mio Pastore

Omelia per la S. Messa in occasione della Festa dell'Esercito - Basilica di Santa Maria ad Martyres, 4 maggio 2009

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Cari amici,

con gioia celebriamo in questi giorni l’anniversario della fondazione dell’Esercito Italiano, la prima e più antica delle Forze Armate.

Il vangelo che abbiamo ora ascoltato è soltanto una parte del grande discorso di Gesù ai Pastori. In questo brano il Signore ci dice tre cose sul vero pastore: egli dà la propria vita per le pecore; le conosce ed esse lo conoscono; sta a servizio dell’unità.

Il Signore, però, prima di designarsi come Pastore, dice con nostra sorpresa: «Io sono la porta per le pecore. Tutti coloro che sono venuti prima di me, sono ladri e briganti… Io sono la porta: se uno entra attraverso di me sarà salvo; entrerà e uscirà e troverà pascolo… Io sono venuto perché abbiate la vita» (Gv 10,7-10).

Anche oggi si ripete la situazione di sempre. Molti si presentano
a noi, desiderano penetrare nel nostro cuore, sollecitano la nostra fiducia. Tanti hanno un pascolo da proporci e ci chiedono di seguirli. C’è chi promette la giustizia; chi il potere; chi la gloria; chi il successo. Il nostro mondo è attraversato anche da Pastori che hanno solo degli interessi propri, sono dei falsi messia che avanzano la pretesa di essere dei salvatori. Cosa vogliono in verità? Vogliono farsi aiutare da noi e non aiutarci; servirsi di noi sino ad annientarci. Sono ladri e briganti, o almeno mercenari, ai quali non interessa nulla della nostra vita e del nostro futuro, tanto che al sopraggiungere del pericolo fuggono e ci lasciano abbandonati a noi stessi. Essi non donano la loro vita, anzi sono guide cieche, seminano paura, odio e divisione, vedono venire il lupo e fuggono. Sono mercenari che cercano i propri interessi, non quelli di Gesù Cristo, e non hanno il coraggio di richiamare chi è nell’errore (cfr. 1Tim 5,20). Chi cerca i propri interessi e non quelli di Gesù Cristo, per non perdere ciò che gli sta a cuore, per non perdere i vantaggi dell’amicizia degli uomini tace, non interviene perché ha paura. La paura è la fuga dell’anima.

Che il Signore ci illumini, o fratelli, in modo da riconoscere tra noi i mercenari che non amano Cristo di un amore disinteressato, che non desiderano Dio per se stesso ma cercano privilegi e vantaggi temporali, sono avidi di denaro, ambiscono onori e usano ogni mezzo per raggiungere la gloria terrena. Riconosciamo che solo il Signore è Dio: «Egli ci ha fatti e noi siamo suoi, suo popolo e gregge del suo pascolo» (Sal 100,3).

Sulla tua bocca, o Signore è il nostro nome, e tu ci avvolgi come un prodigio. Ci chiami per nome, senza evocare alcun ruolo, o funzione, o attributo; ma riconosci la nostra profonda umanità. E noi ti seguiamo perché conosciamo la tua voce. Misteriosa intimità, dono che viene dall’alto, perché prima di saper riconoscere Gesù noi veniamo riconosciuti da lui; prima di identificarlo, noi siamo identificati da lui. Quanti momenti di silenzio e di preghiera diventano lo spazio segreto per sentirsi chiamati per nome e quanti momenti di sconforto, di dubbio, di prova e di tentazione sono trasformati dalla soavità della sua voce e ci aiutano a cambiare il lutto in gioia.

Il nostro è un Dio degli spazi aperti non dei recinti chiusi. Ci conduce fuori, immettendoci in un cammino di liberazione, educandoci alla libertà per la gioia di tutti. Egli non è un Pastore che ci guarda le spalle, ma ci apre la strada, ci precede, cammina davanti a noi ispirato dal futuro e non dai rimorsi del passato, attrae con il suo esempio e fa uscire le pecore dalle vecchie paure. La Chiesa antica ha trovato nella scultura del suo tempo la figura del pastore che porta una pecora sulle sue spalle. Per i cristiani questa figura è diventata con tutta naturalezza l’immagine di colui che si è in camminato per cercare la pecora smarrita e, trovatala, l’ha presa sulle sue spalle e l’ha condotta a casa. Anche noi stringiamoci al petto del Signore e viviamo sereni e fiduciosi.

Cari amici militari, a nome mio personale e dei nostri Cappellani, accogliete il grazie sincero per la generosità e la professionalità, per i vostri sacrifici con i quali contribuite a rendere il Paese degno dell’uomo e a costruire un ordine internazionale più giusto e solidale.

Affidiamoci alla Vergine Maria, una particolare intercessione per i nostri amati caduti, per la prosperità delle nostre famiglie e per il bene dell’Italia. Amen.

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