Annunciate con la vita il sorriso di Maria

Omelia per la S. Messa alla Grotta di Lourdes, 16 maggio 2009

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Carissimi,

risuoni in noi l’annuncio dell’angelo: «Rallegrati, piena di grazia: il Signore è con te» (Lc 1,26). Gioisci: la prima parola dell’angelo è un invito alla gioia, che quasi come un solenne ritornello attraversa i brani del Vangelo di Luca sull’infanzia del Battista come sulla nascita del Redentore. Vi annuncio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo. Gioisci… «Cosa dice l’angelo beato alla Vergine beata? Come le annuncerà la grande novella? Gioisci, ricolma di grazia. È dalla gioia che inizia, rivolgendosi a lei, colui che era il messaggero della gioia» (San Sofronio, Or. II in Annunt., 17). Gioisci… è la gioia del Messia che viene, è la gioia di Maria che compiace in tutto Dio, è la gioia che riempirà la terra. La Vergine è nella gioia perché Dio le comunica la sua; in lei si riflette il mistero dell’amore divino; nella gioia è impressa, come un sigillo, la sua vocazione materna e verginale, che trova compimento nella lieta notizia che è Gesù di Nazareth. Ancora vogliamo ridire, con lo Spirito e il cuore, il nostro: «Gioisci Maria, che milioni di labbra umane sulla terra ripetono, ogni giorno, in ogni specie di lingue e dialetto. Gioisci Maria… il cielo esulta e la terra stupisce; sparisce la tristezza e ritorna la gioia; scompare la tiepidezza e il cuore si infiamma d’amore; cresce la speranza, aumenta la consolazione. L’animo si rinnova e si rafforza nel bene, quando dico: Gioisci Maria e donami il tuo sorriso» (cfr. Tommaso da Kempis). Abbiamo bisogno tutti di quel sorriso che ha accompagnato il sì e che esplose nel canto del Magnificat. Fissiamo frequentemente il nostro sguardo sulla Vergine, cercando il suo sorriso. Non è questione di sentimentalismo, né di infantilismo, ma esigenza di quel legame insostituibile a colei che Cristo ci ha donato come Madre. Noi siamo la gioia che abita il cuore di questa Madre e non possiamo non essere i testimoni del suo sorriso. Qui a Lourdes, nel corso dell’apparizione del 3 marzo 1858, Bernadette contemplò in maniera del tutto speciale questo sorriso di Maria. Fu la prima risposta che la Bella Signora diede alla giovane veggente che voleva conoscere la sua identità. Prima di presentarsi a lei, qualche giorno dopo, come l’Immacolata Concezione, Maria le fece conoscere innanzitutto il suo sorriso, quasi fosse questa la porta d’ingresso più appropriata alla rivelazione del suo mistero. Nel sorriso della più eminente fra tutte le creature, a noi rivolto, si riflette la dignità di figli di Dio, fratelli di Gesù, una dignità che non abbandona mai chi è nel bisogno o nella malattia. Vi sono sofferenze che l’uomo non può sostenere da solo, senza l’aiuto della grazia divina. Chi potrebbe esserci allora più vicino di Cristo e della sua santa Madre, l’Immacolata? Vorrei dire, umilmente, a coloro che soffrono, che lottano e sono tentati di voltare le spalle alla vita: volgetevi a Maria! Nel sorriso della Vergine si trova misteriosamente nascosta la forza per difendere e custodire sempre il dono della vita. Cerchiamo la tenerezza di questo sorriso, cogliendo la gratuità dell’amore e realizzando ciò che a lei piace, grazie alle parole che lei stessa rivolse ai servi di Cana: «Fate quello che vi dirà» (Gv 2,5).

Carissimi Militari, grazie per il vostro servizio di ambasciatori di pace nel mondo. Maria vi affida il suo sorriso, perché possiate essere testimoni della gioia e della gloria di Cristo Risorto, speranza dell’uomo.

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