Carissimi,
«Dio ha tanto amato il mondo» (Gv 3,16). Tra i due termini, Dio e mondo, che tutto dice lontanissimi, incomunicabili, estranei, le parole del vangelo indicano un punto di incontro. Tra Dio e mondo il collegamento è dato da un terzo termine: ha tanto amato. Mondo amato, terra amata. Sono le parole sorgive, iniziali. Se non c’è amore, nessuna cattedra può dire Dio.
Dio ha tanto amato: questo mi assicura che la salvezza è che lui ami, non che io ami. «Noi non siamo cristiani perché amiamo Dio. Siamo cristiani perché crediamo che Dio ci ama» (Xardel). Il contrario dell’amore non è l’odio, ma l’indifferenza.
Un doppio movimento ha reso possibile l’incontro: Cristo si è abbassato, scrive Paolo, fino alla morte di croce; Cristo è innalzato, dice Giovanni, sulla croce attirando tutto a sé. Tra Dio e il mondo il punto di congiunzione è la croce. Croce che solleva la terra, che abbassa il cielo, che raccoglie gli orizzonti, crocevia dei cuori dispersi. Innalzato, alto sul mondo, Cristo, il primo della grande migrazione verso la vita, colui che era disceso, risale per l’unica via, quella della dismisura dell’amore.
Il Crocifisso è l’icona più vera. Porta sulla terra il potere di Dio: quello di servire, non di asservire; quello di salvare, non di giudicare; quello di dare la vita, non di toglierla.
Il Crocifisso porta l’immagine vera dell’uomo. Vero uomo non è chi accumula denaro o potere, maneggia la lancia e spezza vite, non chi schernisce o deride. Vero uomo è il Signore Gesù, capace del dono supremo, fratello di ognuno, che muore ostinatamente amando, gridando forte tutta la sua pena, ma per mettersi nelle mani del Padre celeste.
Ciò che fa credere è la Croce. Ma ciò in cui crediamo è la vittoria della Croce, dove è proclamato a lettere di sangue, l’unica che non inganna, la parola vincente, quella del Cantico dei Cantici: più forte della morte è l’amore.
È così grande il mistero di un Dio crocifisso, che nessuno umanamente riesce a comprenderlo. Eppure questa è la rivelazione di Dio. Il Crocifisso rivela il volto di Dio. La conoscenza del vero Dio, Padre del nostro Signore Gesù Cristo, misericordioso e pieno di amore e di bontà, passa per la conoscenza del volto del Crocifisso.
Se pensiamo Dio soltanto con i nostri concetti umani, se lo immaginiamo come colui che detiene al massimo grado tutta la potenza, l’onore, la gloria, tutto il diritto, come colui che potrebbe rivendicare la signoria di tutta la terra, siamo come la gente comune e i capi del racconto evangelico, che dicono: «Dio non può rivelarsi nella morte di croce».
È questa l’ora della contemplazione della croce. Bisogna sostare in silenzio; dobbiamo levare i nostri occhi e contemplare il Crocifisso, come Maria, come le donne sulla collina del Calvario, le sole rimaste a guardarlo da lontano.
E noi avvertiamo, guardandoti, o Signore, che in questo abbraccio universale, che raggiunge tutti gli uomini di tutti i tempi, ci siamo anche noi. E le braccia allargate ci dicono: «Sei anche tu nell’abbraccio dell’alleanza, sei anche tu nell’abbraccio della sicurezza dell’amore del Padre per te, sei anche tu nell’abbraccio della misericordia che supera il tuo timore, le tue colpe. Sei anche tu nell’abbraccio di questo amore gratuito, purissimo, totale; sei anche tu in questo abbraccio sponsale, indissolubile, che è la tua certezza di vita per sempre».
«Quanto a me invece non ci sia altro vanto che nella croce del Signore nostro Gesù Cristo, per mezzo della quale il mondo per me è stato crocifisso, come io per il mondo» (Gal 6,14). Paolo aveva capito la parola di Gesù – apparentemente paradossale – secondo cui solo donando (“perdendo”) la propria vita la si può trovare (cfr. Mc 8,35; Gv 12,24). «Quale mirabile cosa è mai il possedere la Croce! Chi la possiede, possiede un tesoro!» (Sant’Andrea di Creta). Per essere guariti dal peccato, guardiamo il Cristo crocifisso! È questo grande mistero che Maria ci affida, anche stamane, invitandoci a volgerci verso il Figlio suo. In effetti, è significativo che, al momento della prima apparizione a Bernadette, Maria introduca il suo incontro col segno della Croce.
Più che un semplice segno, è un’iniziazione ai misteri della fede che Bernadette riceve da Maria. Il segno della Croce è in qualche modo la sintesi della nostra fede, perché ci dice quanto Dio ci ha amati; ci dice che, nel mondo, c’è un amore più forte della morte, più forte delle nostre debolezze e dei nostri peccati. La potenza dell’amore è più forte del male che ci minaccia. È questo mistero dell’universalità dell’amore di Dio per gli uomini che Maria è venuta a rivelare qui, a Lourdes.
Essa invita tutti gli uomini di buona volontà, tutti coloro che soffrono nel cuore o nel corpo, ad alzare gli occhi verso la croce di Gesù per trovarvi la sorgente della salvezza. Volgiamo i nostri sguardi verso il Cristo. È lui che continua a portare le umiliazioni e le discriminazioni dell’uomo e di tutto l’uomo.
Affidiamoci a Maria, Madre dolorosa, presente ai piedi della Croce.