La centralità della persona nel mondo militare

Relazione al personale del Co.E.S.P.U. - Vicenza, 9 giugno 2009

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Carissimi amici,

«L’uomo è il culmine e quasi il compendio dell’universo, e la suprema bellezza dell’intera creazione» (Sant’Ambrogio, Exameron IX, 75). La misura della grandezza della persona dipende dalla grandezza della realtà di fronte alla quale sa di essere persona. «Per trovare la misura per l’io, bisogna domandare cosa è ciò di fronte a cui esso è io: e questa è, d’altra parte, la definizione della misura… E che realtà infinita non acquista l’io, prendendo coscienza di esistere davanti a Dio, diventando un io umano, la cui misura è Dio! Un mandriano il quale (se questo fosse possibile) è un io di fronte alle vacche, è un io molto basso; un sovrano che è un io di fronte ai suoi servi, lo stesso; e in fondo nessuno dei due è un io, in ambedue i casi, manca la misura; ma che accento infinito cade sull’io nel momento in cui ottiene come misura Dio!». Desidero iniziare la mia conversazione, riprendendo la domanda del Salmo: «Che cos’è mai l’uomo, perché te ne curi?» (Sal 8,5).

Persona ed etica

La questione antropologica è avvertita oggi per lo sviluppo delle scienze e delle tecnologie biomediche che ormai mettono l’uomo interamente in mano all’uomo, rendendo manipolabile la sua stessa essenza. Questione antropologica, in questo senso, sta a significare pertanto la capacità tecnica dell’uomo di decidere sulla vita e sulla morte, di produrre l’uomo in laboratorio, svincolandosi completamente dalla natura dentro cui il Creatore avrebbe inserito la propria sapienza. La sostituzione della natura con la cultura è oggi pienamente possibile tramite la tecnica, che, però, non è in grado di dare un senso all’uomo e alla storia. In realtà, l’uomo è un essere sottoposto sì al continuo divenire storico, ma che rimane saldamente ancorato a qualcosa che permane, anzi a qualcosa di eterno com’è l’assoluto, Dio. Si radica dunque su un fondamento trascendente. E ciò è attestato anche dalla presenza durevole e incancellabile in noi della legge morale e della coscienza morale che questa stessa legge custodisce e rende eloquente.

Persona ed etica, si reclamano a vicenda, a tal punto che non c’è l’una senza l’altra. Affermazione, questa, da giustificare e da approfondire, certo; ma che già ora contesta l’idea assai diffusa che fa dell’etica un’aggiunta esterna e peraltro coercitiva della persona, in particolare della sua libertà.

Quando noi parliamo di etica, non possiamo non supporre al centro dei nostri discorsi la realtà viva e concreta della persona.

È infatti dalla persona che si irradia una rete di relazioni con l’ambiente naturale e sociale che ci circonda ed è proprio la persona che conduce a dignità etica – e insieme a responsabilità morale – tutto ciò che entra in rapporto con la persona stessa in quanto persona.

In realtà nelle nostre relazioni si danno moltissimi valori che, di per sé, non sono valori etici. Possono esserci valori di tipo economico, estetico; valori, questi, che interessano ambiti importanti in cui si svolge la nostra vita trovandovi un’occupazione, una fonte di guadagno, un benessere per sé e per gli altri.

Ma ecco che dallo sfondo di questi valori, di per sé non immediatamente etici, si sprigiona ed emerge la sostanza etica di ogni valore, precisamente perché esso sta in relazione con la persona. Etico è ciò che fa crescere tutto l’uomo e ogni uomo nella intelligenza e libertà.

In virtù della razionalità la persona ha la possibilità di identificare – attraverso il giudizio – ogni cosa per quello che è, e quindi di prendere coscienza anzitutto della propria differenza da Dio creatore che pone nell’essere tutto ciò che esiste. Questa è allora, in radice, la dignità della persona: la consapevolezza che essa ha, da un lato, di non essere una cosa tra le cose e, dall’altro lato e insieme, di non essere Dio, trovandosi ad esistere in un contesto di altre persone che godono della sua stessa dignità.

Altro connotato essenziale, poi, della persona è la libertà. È in questione non soltanto la libertà di scegliere tra possibilità diverse e, più profondamente, tra bene e male; ma la libertà di essere padroni di se stessi, di tenersi in mano – come amava dire il grande teologo san Tommaso d’Aquino –, di disporre di sé in ordine al tutto, nell’orizzonte di ciò che vale in assoluto.

E qui si può meglio comprendere in che senso l’etica è al servizio della persona. Non c’è etica al di fuori di un essere razionale e libero, chiamato al vero e al bene, anzi a raggiungere la pienezza del vero e del bene: è la perfezione. Come a dire che l’etica se, da un lato, trova nella persona ragionevole e libera il suo fondamento, dall’altro lato sospinge con forza e soavità questa stessa persona a diventare sempre più persona. In questo senso l’etica è al servizio della persona: trova, cioè, tutta la sua giustificazione, la sua bellezza, la sua urgenza nel far sì che l’uomo sia veramente e pienamente uomo. Tutto ciò suppone che si accetti l’esistenza di valori oggettivi, universali e immutabili; di valori fondati, cioè, sulla realtà come tale, e pertanto estesi nello spazio e nel tempo. Proprio perché oggettivi, universali e perenni, questi valori vanno al di là delle singole persone, dei vari luoghi e dei diversi tempi.

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