Cari amici,
qualcuno dice che il presepe di casa sua è senza capanna, cioè senza Gesù e la famiglia. Forse è indicativo escludere la capanna…
Infatti, se tanti sostituiscono i pastori tradizionali con personaggi a loro graditi, altri tolgono il bambinello, Maria e Giuseppe, perché provano amarezza, inquietudine e disagio dinanzi alla vita nascente e all’amore familiare.
In questo Natale, accogliamo il vangelo del matrimonio unico, indissolubile e aperto alla vita. La famiglia è il futuro, dove si gioca la dignità della persona e il rispetto dell’esistenza. Nelle nostre case, dinanzi al Figlio di Dio, nato da Maria, risuoni quell’impegno fermo e soave: «Non osi separare l’uomo ciò che Dio unisce».
Eppure, quello che più amareggia è che tra ferventi battezzati serpeggia l’idea secondo cui la progressiva dissoluzione della famiglia è un fenomeno inevitabile, che accompagna quasi automaticamente lo sviluppo economico e tecnologico. Si sta delegando e attribuendo ogni problematica familiare ad un sistema sociale sempre meno sensibile e attrezzato a questo scopo. E così gli attacchi al matrimonio e alla famiglia si fanno più radicati sia sul versante ideologico che normativo.
Il tentativo di ridurre la famiglia ad esperienza affettiva privata e temporanea, socialmente irrilevante, di confondere i diritti individuali con quelli propri del nucleo familiare costituito sul vincolo del matrimonio, di equiparare le convivenze alle unioni matrimoniali, di accettare, e, in alcuni casi, favorire la soppressione di vite umane innocenti con l’aborto volontario, di snaturare i processi naturali della generazione dei figli introducendo forme artificiali di procreazione: sono ambiti in cui è evidente lo smarrimento e il sovvertimento in atto nella società.
Purtroppo ci stiamo abituando a considerare un progresso di civiltà o conquista scientifica ciò che, in molti casi, è di fatto una sconfitta per la dignità umana e la stessa società. Basti pensare a donne e uomini reduci da un fallimento familiare che restano privi di risorse essenziali, a figli che hanno padri e madri a settimane alterne, come pure a quella sindrome che accompagna le separazioni e comporta disturbi del pensiero, della comunicazione e della relazione affettiva.
Riportiamo la capanna al centro del presepe!
La capanna fa luce, apre il cuore e comunica il vangelo della famiglia con il suo esserci. Il presepe continui ad essere una pagina chiara e coraggiosa, una bussola orientativa per i «sì» e i «no» che ogni giorno la vita di coppia esige, nella ricerca costante di quella speranza evangelica che deve emergere anche nelle scelte difficili pensate e volute insieme.
Senza la capanna, dove andrebbero i pastori e i magi e dove è diretta la stella?… senza la famiglia, muore la gioia dei semplici, la solidarietà tra i popoli, il senso della storia… il futuro dell’amore.
Maria, sposa, madre e discepola, interceda per noi e custodisca le nostre famiglie: è l’augurio per il nostro Natale, carissimi amici.