Ultimo saluto al Caporalmaggiore Alessandro Di Lisio

Radio Vaticana, 18 luglio 2009

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Bandiere a mezz’asta e lutto cittadino ieri a Campobasso dove in migliaia hanno partecipato alle solenni esequie di Alessandro Di Lisio, Caporalmaggiore dei Paracadutisti della Folgore, ucciso in un attentato in Afghanistan martedì scorso. Amici e commilitoni si sono stretti intorno alla famiglia del parà, «un instancabile operatore di pace», come lo ha definito nell’omelia l’Ordinario Militare per l’Italia, mons. Vincenzo Pelvi, che si è anche soffermato sul senso della morte e sull’importanza delle missioni di pace. Sentiamolo al microfono di Gabriella Ceraso:

Dinanzi a questi eventi così tragici c’è tanto dolore. Ma è un dolore che credo abbia bisogno di silenzio e preghiera. È un progetto di amore quello di Dio sulla storia umana. Credo che se ci addolora e ci spaventa il mistero della morte, sentiamo che non tutto è finito: noi siamo sorretti dalla certezza che Alessandro, che era un buon credente, un giovane che viveva la sua testimonianza accanto agli scout della parrocchia, è stretto ora nell’abbraccio di Dio buono e misericordioso. La morte non distrugge la vita ma semina ancora più vita.

Lei ha sottolineato anche la riconoscenza e il debito di amore infinito non solo verso Alessandro ma anche verso tutti i militari che operano nel mondo per la pace…

Sono sentimenti di grande orgoglio perché i nostri militari danno prova di una straordinaria forza interiore; sopportano grandi sacrifici fino al sacrificio più grande, quello della loro vita. Il mondo militare, a mio modo di vedere, con le missioni all’estero, sta contribuendo a edificare una cultura di solidarietà e di responsabilità globale. Questo mi pare sia davvero un merito ed un incoraggiamento che ci spinge a salvaguardare sempre di più la vita umana e la dignità dell’uomo al di là di differenze di cultura, di religione e di vedute. Siamo certi che le nostre Forze Armate, con la conquista pacifica dei cuori e delle menti, riusciranno a dare speranza al popolo afgano.

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