«Ecco tua madre!» (Gv 19,27): le parole di Gesù morente sulla Croce, la Chiesa le ha accolte come una particolare consegna con la quale Cristo Signore affidava a ciascuno di noi la Vergine Madre. Prima di morire, Gesù offre all’apostolo Giovanni quanto ha di più prezioso: sua Madre, Maria. Sono le ultime parole del Redentore, che assumono perciò un carattere solenne e costituiscono come il suo testamento spirituale.
Le parole della Presentazione al Tempio e quella dello smarrimento di Gesù illuminano la scena del Calvario. La Croce ne segna il compimento. Dall’Annunciazione all’Assunzione, il Figlio riversa la sua sofferenza nel cuore della Madre. In tutti gli anni della vita terrena Maria è l’associata alla Passione, l’ausiliaria della Redenzione, la Madre della rigenerazione. L’affetto della Madre commuoveva Gesù; vi era una sola volontà di Cristo e di Maria, e ambedue offrivano similmente a Dio un solo olocausto: lei nel sangue del cuore, lui nel sangue della carne. Così Maria ottiene con Cristo l’effetto comune per la salvezza del mondo.
La profezia di Simeone è destinata a chiarire il gesto dell’offerta, prima che si compia. Simeone chiama il bambino «luce destinata a illuminare le genti» (Lc 2,32). Egli si ispira al libro di Isaia sul Servo. Gesù è anzitutto considerato come destinato a illuminare le genti.
Secondo la profezia di Isaia, colui che è fatto da Dio «luce delle genti», deve passare attraverso una condizione d’umiliazione e di sottomissione; per adempiere alla sua missione, deve offrire la vita in sacrificio. Simeone riprende questa prospettiva sacrificale. Poi parla a Maria, sua Madre: «E anche a te una spada trafiggerà l’anima» (Lc 2,34-35).
Rivolgendosi unicamente alla Madre di Gesù, Simeone voleva indicare che, a un titolo unico, a differenza di Giuseppe, ella sarebbe stata associata alla sofferenza del Figlio. Il dolore di Maria si inseriva nella missione di Gesù, già da quando il Salvatore nasce ed è fanciullo. La spada trafigge l’anima, cioè infligge il dolore più profondo.
Non è allora, Gesù che al Tempio offre se stesso; è sua Madre che lo presenta al Signore. Poiché Maria va a fare l’offerta a nome del Figlio, è attraverso il suo dolore materno che viene annunciato il sacrificio al quale questa offerta la conduce.
Maria è stata la prima a offrire il sacrificio redentore, anche se il gesto della Presentazione si compì più di trent’anni prima della morte sul Calvario. Ciò che la Madre offre è suo Figlio, ed è lui che la conduce nel sacrificio redentore. La cooperazione di Maria al sacrificio ha animato tutta la sua esistenza di madre. La corredenzione non fu la semplice partecipazione a un istante di prova; essa consiste in una disposizione intima che ha guidato tutta la missione materna di Maria secondo una prospettiva sacrificale. Ciò è chiaro anche nell’episodio dello smarrimento nel Tempio.
Lasciando che i suoi genitori tornassero soli a casa e rimanendo nel Tempio, Gesù non fa che realizzare quello che era stato promesso al momento della presentazione. Egli trae la conseguenza del gesto che sua Madre aveva compiuto in suo nome. «Non sapevate che io devo essere nella casa del Padre mio?» (Lc 2,49). Da dove Maria e Giuseppe avrebbero potuto saperlo, se non dalla Presentazione del bambino al Tempio?
Maria è in preda al dolore per tre giorni, a seguito della scomparsa di suo Figlio, sottratto al suo affetto perché si trovava nel Tempio, casa del Padre. Con questo avvenimento che prefigura il mistero pasquale, Gesù ha impegnato sua Madre più concretamente nella sofferenza del sacrificio redentore.
La maternità verginale testimoniava che il bambino aveva so lo Dio come Padre ed era destinato ad appartenergli mediante un’offerta totale. Tra la maternità verginale e la corredenzione, vi è una correlazione simile a quella che Gesù esprimerà tra la sua venuta in questo mondo e il suo ritorno al Padre: «Sono uscito dal Padre… e vado verso il Padre» (Gv 16,28). Maria aveva collaborato a questa uscita dal Padre, alla manifestazione della filiazione divina di Gesù tramite la generazione temporale; di conseguenza ella collabora al ritorno verso il Padre, ossia all’opera redentrice. Maria è rimasta unita a suo Figlio in ogni azione, atteggiamento e volontà. Questa unione si manifesta ancor più vivamente al momento della Passione. Quando fu tradito, giudicato, e quando soffrì, non solo Ella era presente ovunque con lui, ma soprattutto si univa a lui nella maniera più forte e soffriva con lui…
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