Una sola famiglia umana

Omelia per la S. Messa in suffragio del Capitano Antonio Fortunato, del Caporal Maggiore Scelto Matteo Mureddu, del Caporal Maggiore Scelto Giandomenico Pistonami, del Caporal Maggiore Capo Massimiliano Randino, del Caporal Maggiore Scelto Davide Ricchiuto, del Sergente Maggiore Capo Roberto Valente, caduti in Afghanistan - Basilica di San Paolo fuori le Mura, 21 settembre 2009

Luogo:

Predicatore:

Signor Presidente della Repubblica,
Cari confratelli vescovi e sacerdoti,
Illustri Autorità,
Amate famiglie,

Carissimo Antonio, Davide, Giandomenico, Massimiliano, Matteo, Roberto,

«rendo grazie al mio Dio, ricordandomi sempre di te nelle mie preghiere, perché sento parlare della tua carità che hai nel Signore Gesù e verso tutti» (Fm 4-5): così ti ho scritto qualche giorno fa per salutarti e dirti che la tua vita al servizio della pace è motivo di consolazione e di gioia per il nostro Paese. Il grande dolore per la tua tragica scomparsa e il vuoto incolmabile lasciato nel cuore della tua famiglia e di tutti noi hanno portato nell’animo del popolo italiano un senso di umano turbamento e un’ondata di affetto e ammirazione. È l’intera Nazione, che ha dimostrato, anche in questa difficile prova, quanto siano saldi i valori della solidarietà e della fraternità che caratterizzano la nostra Italia. Accanto a noi, cari fratelli e sorelle, c’è il Santo Padre Benedetto XVI che sin dai primi momenti non ha smesso di pregare, e che oggi ha voluto farsi particolarmente vicino con il messaggio che abbiamo ascoltato. Ci ritroviamo qui per un atto di omaggio e di riconoscenza, ma soprattutto per una preghiera di suffragio. È il mistero della morte che ci riunisce, che ci fa inginocchiare davanti a Dio, che ci immerge nel suo amore eterno nella prospettiva dell’immortalità. Siamo qui per pregare l’autore della vita, sorretti dall’insegnamento della pagina evangelica ora ascoltata. Gesù, passando davanti all’evangelista Matteo, gli dice: «Seguimi... Egli si alzò e lo seguì» (cfr. Mt 9,9-13). Fu una risposta pronta e generosa che spinse il contabile ad abbandonare la logica rassicurante del dare e dell’avere per mettersi sui passi del Signore senza calcolare più nulla. Seguire Cristo è capire quale è il nostro posto, il compito nel mondo. Ogni uomo è chiamato ad aprire il cuore e la mente alla volontà di Dio, ad interrogarsi radicalmente sul significato della vita come dono.

Tu, Antonio, considerato già da bambino gigante buono, sempre pronto ad aiutare i più piccoli e indifesi, non ti risparmiavi nel donare parole di gioia a chiunque incontravi. Con la tua dedizione ci consegni un’Italia più coraggiosa, più generosa, più libera. Una Patria che può guardare con serenità al passato e non ha paura del futuro. Hai scelto di vivere per una ragione che è più potente della vita stessa; una passione per l’altro uomo, chiunque sia e dovunque si trovi, per il suo valore infinito: ecco la tua vocazione che lasci come fiaccola al tuo piccolo Martin.

Tu, Davide, giovane solare e simpatico – così ti ricordano i tuoi amici. Spesso interrogavi don Roseo, il tuo cappellano, sulla certezza dell’aldilà e, scherzando, mettevi alla prova la sua fede. Amo pensare, ora, alla coerenza della tua vita, frutto di una motivazione interiore che ti ha plasmato l’esistenza. La professionalità è la connotazione più bella del servizio che hai reso al bene comune, come custode della concordia civile, messaggero di quella pace radicata nel cuore di chi non ha paura di donare se stesso. Sì, tu resti sempre un pacificatore, che ha creduto nella persuasione della parola rispettosa e nei gesti delicati e fattivi.

Giandomenico, tutti ti conoscono come persona discreta, educata e tranquilla, con una fede semplice e sincera. Hai confidato sempre in Dio, che ti ha dato un cuore retto e magnanimo. Con occhi di apprezzamento e crescente simpatia, quotidianamente vicino alla gente afgana, ti sei distinto per l’innato bisogno di aiutare gli altri, con le virtù proprie di ogni cristiano: l’amore ai poveri, lo spirito di sacrificio, il senso del dovere. La tua è una chiara lezione di pace evangelica nella insanguinata storia dei nostri giorni. Il vangelo della pace non si dimostra, si mostra pagando di persona.

Massimiliano, sensibile e generoso, ti definiscono un grande per la tua capacità di conquistare la stima degli altri. Non ti sei mai tirato indietro dinanzi ad ogni urgenza e di fronte al bisogno, così mi ha confidato padre Vincenzo, il tuo cappellano. Sei stato in Afghanistan per proteggere e incoraggiare chi vuole vivere in pace e migliorare le proprie drammatiche condizioni, per portare stabilità e sviluppo. Nessuno potrà mai dimenticare la tua fede in Dio e una fedeltà senza compromessi all’amore del prossimo. Con la determinazione di cui sei stato capace, ci hai comunicato che è possibile sperare nella convivenza umana per ogni popolo, cultura e religione.

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