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Il Cappellano Militare

    • 1. "Quando parliamo del Sacerdozio e ne diamo testimonianza, dobbiamo farlo con grande umiltà, consapevoli che Dio 'ci ha chiamati con una vocazione santa, non già in base alle nostre opere, ma secondo il suo proposito e la sua grazia'. Contemporaneamente ci rendiamo conto che le parole umane non sono in grado di reggere il peso del mistero che il sacerdozio porta in sé".
    • 2. Questi sentimenti del Sommo Pontefice Giovanni Paolo II hanno ispirato questo documento del primo Sinodo che la Chiesa Ordinariato Militare ha celebrato per chiarire e verificare in special modo l'identità dei suoi cappellani militari. Sente ora l'urgenza di dover corrispondere fedelmente a quella vocazione e missione particolare che la Chiesa universale le ha affidato attraverso il servizio insostituibile dei suoi sacerdoti.
  • Identità del Cappellano Militare
    • 3. Il cappellano militare è così denominato per la sua condizione di sacerdote cattolico che, fornito delle necessarie qualità per svolgere proficuamente questa speciale missione pastorale all'interno della realtà militare, esercita il suo ministero in forma stabile sotto la giurisdizione dell'Arcivescovo Ordinario Militare.
    • 4. L'istituzione ecclesiastica di cappellano militare e il conferimento della missione canonica è competenza propria dell'Ordinario Militare; la nomina di cappellano militare è invece effettuata con decreto del Presidente della Repubblica su proposta del Ministro della Difesa2, previa designazione dell'Ordinario Militare.
    • 5. Il servizio specifico di cappellano militare presenta le seguenti caratteristiche:
      • - stato di sacerdote cattolico e complesso dei diritti-doveri inerenti al grado di cappellano militare3;
      • - assimilazione di rango ai diversi gradi militari4;
      • - incompatibilità di qualsiasi occupazione o attività che esuli dai compiti di cappellano militare in servizio permanente5;
      • - presenza continua e condivisione della vita dei militari;
      • - esigenza di frequente mobilità.
    • 6. L'aggettivo "militare" che caratterizza questo particolare ministero sacerdotale è assunto e condiviso lealmente, affinché la Chiesa possa portare il gioioso annuncio del Vangelo all'interno della stessa realtà militare. Il cappellano sappia che in questo modo egli incarna la mediazione di Cristo Pastore nelle istituzioni e nella vita di questi cristiani, uomini in armi.
    • 7. Il cappellano militare, nella fedeltà al sacro ministero, come servizio e solo per il servizio, assuma con umiltà i gradi ed i successivi avanzamenti per anzianità o merito6: farsi servo di tutti per guadagnare a Cristo il maggior numero di persone7 e farsi tutto a tutti per salvare a ogni costo qualcuno8, costituisce sicuramente il titolo preferenziale.
    • 8. La condizione di cappellano militare richiede particolari qualità:
      • - disposizione ad una pastorale autentica ma adeguata allo stile della vita militare, dinamico e operativo;
      • - piena disponibilità all'accoglienza e alla ricerca dei più lontani ed in difficoltà;
      • - condivisione piena del tempo e dei disagi nella complessità della vita militare;
      • - giovinezza di spirito, anche se in età matura, per questo ambiente costituito soprattutto di giovani;
      • - stabilità e maturità affettiva e psicologica, necessarie per superare solitudine e scoraggiamento;
      • - trasparenza di vita, autenticità evangelica e sacerdotale;
      • - grande intimità con Dio e passione per il Vangelo.
  • Preparazione
    • 9. Tutta la Chiesa Ordinariato Militare abbia particolare cura delle vocazioni sacerdotali, chiedendole a Dio attraverso la preghiera, promuovendo settimane e incontri vocazionali per i militari e sostenendo qualsiasi forma di vocazione possa manifestarsi durante il servizio militare: il cappellano sia attento nell'individuare, incoraggiare e sostenere i giovani a lui affidati o i sacerdoti idonei per il servizio di cappellano militare.
    • 10. L'Ordinariato Militare accetti coloro che, già sacerdoti, desiderano entrare nel nostro Presbiterio; accolga con gioia le vocazioni al Presbiterato, curando nell'apposita Scuola per cappellani militari, la formazione di quanti aspirano al sacerdozio, preparandoli a ricevere gli Ordini Sacri.
    • 11. La Scuola per cappellani militari è istituita dall'Ordinario Militare conformemente alle modifiche apportate alla legge n. 512 del 1 giugno 1961 con le quali il Ministero della Difesa la riconosce e se ne assume gli oneri. In essa siano accolti tutti i giovani - preferibilmente provenienti dal mondo militare - che, avendo completato gli studi secondari, desiderano prepararsi al Presbiterato aspirando a divenire cappellani militari. Per la preparazione culturale e teologica gli aspiranti cappellani militari frequentino possibilmente le Università o gli Atenei Pontifici romani; la loro educazione sia seguita dai superiori nominati dall'Ordinario stesso.
    • 12. Per la loro formazione ci si attenga fedelmente a tutte le norme emanate dalla Chiesa per i candidati al Presbiterato. Durante la preparazione, oltre al discernimento vocazionale, si offra un orientamento allo specifico servizio di cappellano militare, curando contatti e inserimenti periodici negli ambienti militari.
    • 13. I candidati ammessi al Diaconato possono scegliere l'incardinazione sia nella Chiesa Ordinariato Militare che in altra diocesi, preferibilmente quella di origine.
    • 14. Per quei sacerdoti provenienti da diocesi, Ordini, Congregazioni Religiose o Istituti di vita consacrata che chiedono di inserirsi nel Presbiterio dell'Ordinariato, si attui una specifica preparazione affinché, con retto discernimento, possano impegnarsi in questa particolare forma di apostolato.
    • 15. L'età massima per accedere al servizio di cappellano militare è di 48 anni non compiuti. I primi due anni si svolgano nel ruolo di complemento, consentendo sia all'Ordinario che al nuovo cappellano militare reciproca conoscenza ed autentica verifica. Trascorso questo tempo di prova, dopo richiesta dell'interessato, con giudizio insindacabile dell'Ordinario Militare e a norma di legge, dal ruolo di complemento si transiti nel ruolo del servizio permanente.
  • Ufficio
    • 16. Il cappellano militare, nell'ambito a lui assegnato e nei confronti delle persone a lui affidate, gode dei diritti ed è tenuto ad osservare i doveri dei parroci9. I cappellani militari curino particolari rapporti fraterni con i parroci del luogo: con loro infatti, esercitano la giurisdizione cumulativa10 per il bene delle anime.
    • 17. L'Ordinario Militare, affidando al cappellano la cura di una parte del suo gregge, lo nomina parroco di quella porzione di Chiesa e dispone che venga immesso nel nuovo ministero con un rito, significativo del ruolo e della responsabilità assunta per i suoi fedeli. Insieme agli altri cappellani partecipa al ministero episcopale di istruire, santificare e governare il Popolo di Dio11.
  • Servo di Tutti
  • per Guidare
    • 18. "Pascete il gregge di Dio chi vi è affidato, sorvegliandolo non per forza ma volentieri, secondo Dio; non per vile interesse, ma di buon animo; non spadroneggiando sulle persone a voi affidate, ma facendovi modello del gregge"12. Il cappellano militare si impegni perciò totalmente nella vita evangelica, mostrando con tutto se stesso di incarnare l'immagine del Buon Pastore che pasce e dà la vita per il suo gregge.
    • 19. Sia sempre disponibile ad accogliere chiunque ricorre a lui per qualsiasi necessità, ricordando però di essere chiamato a sostituire la pastorale dell'accoglienza pura e semplice con quella della ricerca intraprendente, andando anche verso quelli che da lui preferiscono stare lontano.
    • 20. Il cappellano militare superi la tentazione della massa e viva con gioia l'incontro con ogni persona, sempre unica e irripetibile: l'importanza di un incontro si pone in rapporto al mistero di ciascuna persona che lo vive, all'intensità della fede delle persone che si incontrano, ai misteriosi disegni della Provvidenza che conosce tempi e momenti.
    • 21. Come Gesù Buon Pastore che conosce e chiama per nome le sue pecore13, il cappellano si prepari a servire ricercando le esigenze di chi è stato affidato alle sue cure. Individui coloro che ancora non hanno ricevuto i sacramenti dell'Iniziazione cristiana per proporre loro, dopo un'adeguata preparazione, la possibilità di riceverli14.
    • 22. Con profondo rispetto e disponibilità, il cappellano militare sia sempre sollecito anche verso le persone che appartengono ad altre confessioni religiose: a loro favore intervenga presso i Comandi affinché possano osservare le loro pratiche religiose e, per quanto possibile, insieme alle rispettive comunità.
    • 23. Il Servizio di Assistenza Spirituale vuol così essere una doverosa risposta, anche oltre la dimensione propriamente religiosa, alle insopprimibili e crescenti esigenze spirituali di coscienze libere; vuol essere proposta e aiuto per ricercare e realizzare, nell'esperienza religiosa, gli ideali supremi della vita: non ricerca privilegi e concessioni ma è fedele adempimento di quanto, nel rispetto democratico delle libertà personali, è accolto e tutelato dalla vigente normativa in materia.
    • 24. La presenza del cappellano, ponendosi come segno autentico di libertà, di rispetto, di benevolenza e di servizio verso tutti, potenzia la tranquillità e l'armonia dell'ambiente, per cui la stessa convivenza umana raggiunge forme più elevate di decoro e di solidarietà.
  • per Evangelizzare
    • 25. "Vorrei gridarvi due parole. Innanzitutto: annunciate la Parola in tutta chiarezza, indifferenti al plauso o al rifiuto! Secondo: annunziate la Parola con tutto l'amore del Buon Pastore che si dà, che cerca, che comprende"15.
    • 26. Compito principale del cappellano e ragione della sua presenza tra i militari sia di annunciare il Vangelo. Senta di essere verso tutti debitore del Vangelo, nel senso che a tutti deve comunicare la sua verità e l'annuncio della salvezza nel Signore16. Come testimoniato dal diacono S. Efrem Siro, 'dipinga con le azioni della propria vita le pagine del Vangelo che egli legge': la sua vita sia quindi, testimonianza e profezia evangelica.
    • 27. Non trascuri l'evangelizzazione per "categorie": il Vangelo è per tutti, ma ognuno ha bisogno di un particolare annuncio per poterlo attuare nella propria vita. Le reclute, i volontari a ferma prolungata o i militari in servizio permanente, siano aiutati ad attuare il Vangelo secondo le loro peculiari responsabilità.
    • 28. Particolare cura sia garantita a questi ultimi e alle loro famiglie, residenti per lungo tempo nel medesimo luogo. Il cappellano ne curi la catechesi, particolarmente la preparazione dei figli ai sacramenti dell'Iniziazione cristiana o dei giovani al sacramento del Matrimonio.
    • 29. Luogo privilegiato di evangelizzazione e di santificazione siano i pellegrinaggi militari. I cappellani li favoriscano, sapientemente li organizzino e con zelo li animino perché diventino per tutti momento di ricerca, di conversione e di grazia.
  • per Santificare
    • 30. Unitamente alla missione di guida e pastore il cappellano militare sia, ad immagine di Cristo Sacerdote, il Mediatore tra Dio e il suo popolo per rendere culto a Dio e compiere l'opera di santificazione. In modo eminente esercita questa mediazione celebrando l'Eucaristia e amministrando i sacramenti.
    • 31. L'Eucaristia è "sorgente e culmine di tutta la vita della Chiesa"17; costituisce, il centro della vita spirituale e della pastorale, è la grande gioia ed il conforto della vita di un sacerdote. Questo Sinodo raccomanda perciò vivamente che il cappellano militare celebri ogni giorno l'Eucaristia nella cappella della propria comunità e all'ora pastoralmente più adatta: con questa liturgia il cappellano prega per tutti.
    • 32. Strettamente unito all'Eucaristia è il sacramento della Riconciliazione. E' necessario ridare al ministero della confessione tutta quell'importanza che gli spetta18. A questo ministero del perdono bisogna dare la priorità rispetto ad altre attività: perciò, ogni cappellano sia sempre disponibile per la celebrazione di questo Sacramento della misericordia divina e lui stesso vi acceda con una certa regolarità per favorire in sommo grado la necessaria conversione del cuore. Ricorra possibilmente allo stesso sacerdote, affinché sia resa possibile una direzione spirituale, necessaria in particolar modo ai cappellani militari.
    • 33. Per l'amministrazione del Sacramento il cappellano militare sia sempre e in tutto fedele alla dottrina della Chiesa e si attenga alle norme disciplinari emanate.19 Sia prudente e discreto nel porre le domande20 ricordando di essere giudice e medico, ministro della divina giustizia e misericordia21. Consideri inoltre che in Dio la misericordia è quasi radice dell'amore divino22, è la manifestazione più eccellente del suo stesso amore23. Non neghi l'assoluzione quando richiesta dal penitente ben disposto24 ricordando che è proprio nel confessionale che si manifesta e si attua la misericordia di Dio.
    • 34. La nostra Chiesa abbia in onore i sacramentali, specialmente le benedizioni e le devozioni largamente diffuse. In particolare, si conservi o si introduca la tradizione della benedizione pasquale nei luoghi dove si vive e lavora.
  • Spiritualità
  • Radicato in Cristo
    • 35. "I sacerdoti sono obbligati a tendere alla perfezione, poiché essi che hanno ricevuto una nuova consacrazione a Dio mediante l'Ordinazione sono elevati alla condizione di strumenti vivi di Cristo Eterno Sacerdote, per proseguire nel tempo la sua mirabile opera che ha reintegrato con divina efficacia l'intero genere umano"25. Agendo in persona di Cristo e col dono di una grazia speciale, possono avvicinarsi più efficacemente alla perfezione di colui del quale sono rappresentanti: la debolezza della natura umana trova sostegno nella santità di lui che si è fatto per noi pontefice "santo, innocente, incontaminato, segregato dai peccatori"26.
    • 36. La spiritualità del cappellano militare presenta caratteristiche originali. Infatti, per la particolare situazione pastorale egli non si identifica con nessuno dei comuni stili sacerdotali anche se ne assume alcune caratteristiche.
    • 37. Sempre presente accanto ai suoi giovani, condivide la loro stessa vita ma sa rimanere solo, veramente solo, quando la caserma si svuota per libere uscite, permessi, licenze. E' presente con gli Ufficiali nei momenti solenni della vita militare ed è a contatto con le più alte autorità, ma sa vivere solo dell'essenziale durante le esercitazioni e i campi, nelle missioni di pace all'estero. Ha disponibilità di spazi e di movimento nelle caserme e nei campi, ma sa condividere la stessa tenda durante le esercitazioni o la stessa cabina di una nave durante gli imbarchi.
    • 38. La sua solitudine sia quella di Cristo "solo sul monte a pregare"; la sua disponibilità sia quella di Cristo che si è fatto tutto a tutti pur di guadagnare ad ogni costo qualcuno; la sua presenza tra i grandi sia caratterizzata dalla stessa libertà di Cristo; la carità tra i poveri dalla sua pazienza; l'attività tra i giovani dalla sua gioia. La molteplicità dei suoi compiti e la complessità dei problemi non gli permettono sempre di armonizzare la propria vita interiore con l'attività esterna. Per ottenere quest'unità di vita non gli possono bastare né l'ordine puramente esteriore delle attività pastorali né la sola pratica degli esercizi di pietà, quantunque di grande utilità. Tale unità indispensabile per il proprio equilibrio personale, può essere raggiunta solo seguendo nel proprio ministerio l'esempio di Cristo Signore il cui cibo era fare la volontà di Colui che lo aveva mandato27.
  • in Comunione Ecclesiale
    • 39. La spiritualità personale del cappellano militare produce frutti e riceve aiuto nella vita di un Presbiterio strettamente unito al proprio Vescovo: "il Presbiterato, ben reputato degno di Dio, è molto unito al Vescovo come le corde alla cetra"28.
    • 40. Il Presbiterio della nostra Chiesa, articolato in Zone Pastorali, sia realmente il luogo in cui i cappellani si conoscono, accrescono la loro stima vicendevole, vivono la fraternità e gustano l'amicizia di Cristo.
    • 41. Ogni cappellano possa sempre fare affidamento sulla carità e fedeltà degli altri confratelli. Siano perciò sempre pronti a comprendere, difendere, soccorrere e soprattutto a perdonare. Con il loro amore soprannaturale in Cristo Sacerdote e con zelo per la salvezza dei fratelli, rendano credibile e facciano riconoscere la Chiesa Ordinariato Militare come "comunione di amore".
    • 42. L'unità tra tutti i presbiteri militari si concretizzi nella preghiera e nella stima vicendevole. In particolare, si ricordino i confratelli negli anniversari e ricorrenze fondamentali della loro vita e si mettano in comune le proprie esperienze pastorali attraverso i mezzi di stampa dell'Ordinariato e attraverso l'attiva partecipazione alle convocazioni annuali di tutto il Presbiterio.
    • 43. La famiglia sacerdotale di ogni cappellano è il Presbiterio della Chiesa Ordinariato Militare. Sia però disponibile ed accogliente anche verso il Presbiterio della Chiesa particolare e locale in cui vive ed opera, conservando inoltre rapporti di amicizia e di stima con il Presbiterio della diocesi di incardinazione o con la Comunità religiosa di appartenenza: la comunione è sempre frutto dello Spirito.
    • 44. Ogni cappellano viva in profonda comunione spirituale con qualche confratello; a lui faccia costante riferimento come a consigliere e guida illuminata che parli al suo cuore, lo esorti e lo corregga con carità, lo aiuti nella ricerca di Dio e nell'adempimento della sua volontà.
  • Vita di Preghiera: l'Ufficio Divino
    • 45. L'Ufficio Divino celebrato da solo o con la partecipazione dei fedeli, con tanto maggior fervore quanto più profondamente convinti di osservare l'esortazione di pregare senza interruzione, irradia su tutto il giorno la luce dell'Eucaristia rendendo l'intera giornata tempo del Signore. Alle Lodi si celebra sempre la Risurrezione di Cristo, a Terza la Pentecoste, a Sesta l'Ascensione e la missione alla Chiesa di evangelizzare, a Nona il Venerdì Santo, a Vespro Cristo luce che non tramonta, con la Compieta la sepoltura di Cristo nell'attesa di risorgere a nuova vita.
  • Lectio Divina e Meditazione
    • 46. è necessario che il cappellano militare conservi continuo contatto con le Sacre Scritture mediante la lectio divina, lo studio accurato, la preghiera e la contemplazione in modo tale da consentire un autentico colloquio tra Dio e l'uomo. Infatti, "quando preghiamo parliamo con lui, lui ascoltiamo quando leggiamo gli oracoli divini"29. Il confronto continuo con la Parola di Dio, letta, meditata, pregata, contemplata, sia luce e sostentamento che illumina e rafforza la vita di ogni giorno.
  • Esame di Coscienza
    • 47. Ogni giorno il cappellano militare trovi spazio per un esame di coscienza sui propri comportamenti esterni ed anche sulle disposizioni interiori, con sincerità e verità, confidando sempre in "Dio ricco di misericordia"31. La presenza dello Spirito Santo e l'abituale verifica della fedeltà agli impegni assunti aiutino ad essere presenza evangelica tra tutti i fedeli.
  • Ritiri ed Esercizi Spirituali
    • 48. Mensilmente ogni cappellano, da solo o con tutti i cappellani della zona pastorale, non si faccia mancare un tempo di più intensa preghiera e riflessione da trascorrere nel proprio ambiente o in altro luogo adatto alla preghiera e alla riflessione.
    • 49. Annualmente l'Ordinariato Militare provveda ad organizzare corsi di esercizi spirituali affinché tutti i cappellani possano, insieme ai loro confratelli, vivere in un autentico clima di Presbiterio la loro tensione verso la perfezione sacerdotale.
  • Devozione a Maria
    • 50. "La Madonna è la Madre del Sommo ed Eterno Sacerdote, la Regina degli Apostoli, l'Ausilio dei Presbiteri. Nel loro ministero essi devono quindi venerarla e amarla con devozione e culto filiale"32. Ogni cappellano militare concretizzi la devozione a Maria con la preghiera del Rosario: proponga e insegni questa preghiera semplice e completa, faccia di essa argomento della sua catechesi. "La Santissima Vergine conduce sicuramente a Gesù, al Salvatore, affinché voi diventiate, come preti, i servitori del suo Amore"33.
  • Pratica delle Virtù Sacerdotali
    • 51. Questo Sinodo, riproponendo ad ogni cappellano militare la memoria e la gioia della grazia dell'Ordinazione sacerdotale, invita ognuno a considerare gli impegni liberamente e solennemente assunti dinanzi a Dio e alla sua Chiesa: pur non costituendo vincolo di voto come per i religiosi, richiedono tuttavia di essere onorati con fedele osservanza, sostenuti dalla pratica delle virtù cristiane e da una filiale devozione a Maria. In particolare, ricorda e raccomanda a tutti i cappellani militari lo spirito di povertà, il celibato e la castità, l'obbedienza e l'osservanza della disciplina ecclesiastica.
    • 52. Lo spirito di povertà caratterizza il Vangelo di Cristo: fonda la nostra fiducia più sull'aiuto di Dio che non sui beni materiali; ricorda a noi stessi e insegna al mondo uno stile di vita caratterizzato più dal possesso dei beni spirituali che da quelli economici con la conseguente necessità di limitare e subordinare il possesso e l'uso di questi ultimi34.
    • 53. La verginità consacrata dei sacri ministri manifesta l'amore totale di Cristo per la sua Chiesa e la soprannaturale fecondità di questo connubio35. Essa non è richiesta dalla natura stessa del sacerdozio36 ma anche il Vaticano II non ha esitato a confermare solennemente l'antica legge del celibato sacerdotale37 che, unitamente alla perfetta castità, deve essere il risultato di una laboriosa e quotidiana conquista da parte del sacerdote38 per poter efficacemente sorreggere la scelta esclusiva, perenne e totale di Cristo.
    • 54. La carità, principio costitutivo della Chiesa, non toglie però l'esercizio della virtù dell'obbedienza anzi, lo vede richiesto sia dall'ordine conveniente ad ogni ben compaginata società, sia soprattutto dalla costituzione gerarchica della Chiesa. L'obbedienza del cappellano militare sia mossa principalmente da motivi di fede e sia scuola di umiltà evangelica. L'obbedienza cristiana, espressione di autentica carità, sia vincolo e garanzia di unità.
    • 55. All'obbedienza si rapporta l'osservanza della disciplina ecclesiastica. "La parola disciplina, derivando dal termine 'discepolo', che nell'ambito cristiano caratterizza i seguaci di Gesù, ha un significato di particolare nobiltà"39. Il cappellano militare sia in costante ascolto del suo maestro, il Cristo, perché da lui apprenda la norma per il proprio comportamento e su di essa modelli la propria vita. La legge con le proprie normative, anche a livello di disposizioni interne alla nostra Chiesa, regolano infatti la vita dei discepoli nella comunità cristiana, perché questi con la loro docile e fedele osservanza possano realizzare la vocazione cristiana portando frutti in abbondanza40.
  • Formazione Permanente
    • 56. Alla base di tutto il dinamismo della vita sacerdotale e punto di partenza per una continua formazione, si colloca l'esortazione dell'apostolo Paolo: "Ti ricordo di ravvivare il dono di Dio che è in te per l'imposizione delle mie mani"41.
    • 57. La formazione permanente del presbitero consiste soprattutto nel penetrare sempre più profondamente nel mistero della propria missione e compierlo con la possibilità di avvicinarsi sempre più alla perfezione di Cristo e trovare nella sua santità sostegno per la propria debolezza. "Dato che ogni sacerdote agisce a nome di Cristo stesso, fruisce anche di una grazia speciale in virtù della quale, mentre è al servizio della gente che gli è affidata e di tutto il popolo di Dio, egli può avvicinarsi più efficacemente alla perfezione di colui del quale è rappresentante, e la debolezza dell'umana natura trova sostegno nella santità di lui"42.
    • 58. Il cappellano militare sia quindi attento al modo con cui annuncia, celebra e conduce il popolo di Dio che gli è stato affidato. Attraverso l'esame quotidiano delle proprie responsabilità e la periodica revisione di vita si impegni a superare quei difetti che per la debolezza umana possono renderlo meno gradito a Dio e meno efficace nel servizio ai fratelli.
    • 59. Si preoccupi di un costante aggiornamento teologico che gli consenta di approfondire la dottrina che insegna e di essere sempre in perfetta comunione con il Magistero della Chiesa.
    • 60. L'Ordinariato Militare attraverso i suoi Uffici Pastorali disponga un costante aggiornamento dei propri cappellani, promuovendo incontri e proponendo occasioni di formazione sia per le Zone Pastorali che per tutto il Presbiterio dell'Ordinariato.
    • 61. I cappellani militari si tengano aggiornati anche degli sviluppi del mondo militare di cui fanno parte, in special modo per tutto quanto riguarda la riflessione sul tema della pace e della difesa.
  • Conclusione del Servizio Pastorale
    • 62. Giunti al compimento dell'età prevista dalla legge i cappellani militari, pur dovendo lasciare il servizio, non vengono però separati dalla Chiesa Ordinariato Militare del cui Presbiterio fanno ancora parte.
    • 63. I cappellani, qualora incardinati nella Chiesa Ordinariato Militare, rimangono a pieno diritto membri del suo Presbiterio e possono assumere incarichi di collaborazione o di assistenza a quelle realtà militari dove non è richiesto un cappellano militare in servizio attivo; oppure, con spirito di autentico servizio, potrà offrire la sua opera pastorale ad una Chiesa locale.
    • 64. I cappellani non incardinati nella Chiesa Ordinariato Militare rimangono moralmente a lei uniti attraverso l'Associazione Cappellani Militari; ad essa potranno continuare ad offrire la propria collaborazione.
    • 65. Al termine di questo documento, il Sinodo della Chiesa Ordinariato Militare fa propria e rivolge ai cappellani l'esortazione del Sommo Pontefice Giovanni Paolo II: "I vostri nomi sono scritti in cielo quando cercate di vivere, secondo la fede, tutta la pienezza del sacerdozio sacramentale, di questo dono ineffabile che Cristo vi ha fatto e di cui dovete sempre rendere grazie"43.

1 Giovanni Paolo II, Dono e Mistero, Roma 1996, pp. 9-10.

2 Legge, 01/06/1961, n. 512, art. 17.

3 Cfr. Ibid., art.16.

4 Cfr. Ibid., art. 15.

5 Cfr. Ibid., art. 30.

6 Ibid., artt. 85-87.

7 Cfr. 1 Cor. 9, 19.

8 Cfr. 1 Cor. 9, 22.

9 Cfr. Spirituali Militum Curae, VII.

10 Cfr. Ibid., IV; VII.

11 Cfr. Vaticano II, Presbyterorum ordinis, 7.

12 1 Pt. 5, 2-3.

13 Cfr. Gv. 10, 11-16.

14 Cfr. infra nn. 229-ss.

15 Giovanni Paolo II, Discorso alla Conferenza Episcopale Tedesca, Fulda 17-11-1980, 5.

16 Cfr. Vaticano II, Presbyterorum ordinis, 4.

17 Vaticano II, Lumen gentium, 11.

18 Cfr. Giovanni Paolo II, Esortazione Apostolica post-sinodale Reconciliatio et paenitentia, Roma, 02/12/1984, pp. 185-275.

19 Cfr. Codex Iuris Canonici, 978, § 2.

20 Cfr. Ibid., 979.

21 Cfr. Ibid., 978, § 1.

22 Cfr S. Tommaso d'Aquino, Commento alla Lettera agli Efesini, II, c. 4; l. 2, 86.

23 Cfr. Id., Summa Theologiae, II-II, q. 30, a. 4.

24 Cfr. Codex Iuris Canonici, 980.

25 Vaticano II, Presbyterorum ordinis, 12.

26 Cfr. Idem, 12.

27 Cfr. Ibid., 14.

28 S. Ignazio d'Antiochia, Lettera agli Efesini, IV, 1.

29 Cfr. Vaticano II, Dei Verbum, 25; S. Ambrogio, De Officiis, I, 20; 88.

31 Ef. 2, 4.

32 Vaticano II, Presbyterorum ordinis,18.

33 Giovanni Paolo II, Con voi sono Sacerdote, Roma 1991, p. 162.

34 Cfr. Paolo VI, Ecclesiam suam, II.

35 Cfr. Vaticano II, Sacerdotalis caelibatus, 26.

36 Cfr. Vaticano II, Presbyterorum ordinis, 16; Sacerdotalis caelibatus, 17.

37 Cfr. Vaticano II, Sacerdotalis caelibatus, 17.

38 Cfr. Ibid., 73.

39 C.E.I., Comunione comunità e disciplina ecclesiale, 3.

40 Cfr. V. De Paolis, Sanzione e disciplina, in Nuovo dizionario di Diritto canonico, Torino 1993, pp. 956-957.

41 2 Tim. 1, 6.

42 Vaticano II, Presbyterorum ordinis, 12.

43 Giovanni Paolo II, Con voi sono sacerdote, Roma 1991, p. 137.